Di ritorno, il sole
Arte Sella
apre in torrenti la luce
che dagli occhi mi trascorre i sensi
tutti oltrepassando le cortine fumogene
dei pensieri più irti le irragionevoli
progressioni aritmiche dei sogni.
Depone la schiusa
le aritmetiche cove degli uccelli
che ancora mi popolano il petto
nelle bacheche degli arbusti
le arse vertebre la pigrizia del mio inverno
nei geli delle brume ormai illimpidite e altrove in rapide
schizza il suo seme viene
in orgasmi il demone e libera
la furia del suo rosso
spesso involucro d’amore che rotea
in cielo come fosse immobile e stretta
la pericolosa alchimia di quell’attimo antico
germima di una nuova prima creazione.
In stormi nei dialetti delle viole
nel passo doble dei giacinti nella balbuzie
dei tanti corvi che praticano vani
dottorati di ricerca quaggiù,
in città, non tra le cime di cattedre maestre,
il loro esercizio di spazzini
l’ offerta è odore di terra dagli alberi
dalle lontane foreste e da nord
come un vento di notte che specula sugli esiliati profumi
e avvolge in spire i bianchi lievissimi tendaggi
dell’alba. Accampata in bagliori appena declinati sui ventriloqui
verdi infiamma di ardori le erbe
insaziabili e vogliose di toccare il dio piovuto giù
in quel cielo gonfio di milioni di raggi.
Altrove e tra i miei capelli la terra
s’impollina e dai miei occhi china
l’esperienza della densità
si fa buio ogni mio passo.
Grido -
silenzio, fate silenzio voi
che entrate in questa narice scabro
vuoto è il mio abecedario
d’amore non ho arbusti che brucino
verdi dietro la scorza chiudono le voci
le ripide parole dell’altrove. -
Sulla soglia d’amore
spoglia attendo
agli esercizi dell’ascolto
il torrente di quei battiti
il becco sul legno lo scricchiolio del mio petto
che a sera mi portava altri semi
ver(d)i chiari ricordi
mentre le fiamme più in alto rovistavano l’azzurro
ancora tinteggiato a fresco
come in un abbozzo di Giotto.
Artesella












