Disincanti in quattro balze
Mike Worrall- violinista notturno
” Quattro: le stagioni per un solo essere, che dall’una all’altra rimbalza, scordando il suono di cui si (s)compone . “
.
La prima balza
ha il corpo della neve
ed è fiore di farina
(s)brina l’anima
e candida ripristina le vacue luci
fauci di stelle funi di luna
che ci armano i pensieri
ne fanno oro d’ore rubate
alla vita all’immagine spigliata che ci costruiamo
aghi e spille in balìa della vita spogliata
in quell’attimo
prima di morirne.
*
Il secondo disincanto è il vento
serpe che s’incunea ripida dalle lapidi dei morti
ai rapidi postriboli dei falsi
vivi di quel seme che in sé ha la fine
sentieri di sonno
cunei di un sogno
da dove venne l’uomo e disse
la sua prima ora.
Un’ era
l’aurora
e creò il suo carnefice
nel tempo di un mattino
nelle parole di un bambino
che ancora prendeva il latte
dal sen(s)o delle cose che inven(t)ava
dentro il sonno della madre.
*
Della luce il terzo disincanto è la balza più tragica
perché non venne mai la luce.
E sta sì
ancorata all’uscio del buio
ne concretizza il guscio
d’uovo calca il reo profetico vuoto
la pietra dura del sarcofago
il rit(m)o della spogliazione
l’attesa la preghiera la pasqua mangiata
il muso della follia premuto contro la speranza.
Ferma
resta come una cagna
la sera
la richiesta in gravi data.
*
S(q)uarta l’ultima balza
il disincanto
gli acini di oscure uve
sotto il dente sfatto
e in cocci
delle erbe le piccole paure
che brillano la loro lucciola nei tuoi pensieri.
Infedeltà del volo
il morso della paura
è il dorso della cecità
la mente.
Mike Worrall – cibo per il pensiero


