Seguendo l’argine quasi fino al mare
by fernirosso
Andreu Martrò
Andavamo sole
io e mia madre.
Andavamo in bicicletta
una dietro l’altra lungo il solco di altri.
Gli argini erano paralleli.
In basso correva immobile l’acqua.
Più in alto le nostre biciclette
restavano quasi intrappolate seguitando lungo
quella traccia di terra strappata
all’erba che rinverdiva ad ogni stagione.
Con noi correva il breve tempo dell’estate
quei pochissimi giorni che restavamo
insieme e senza studi
lei della vita io della scuola.
E ogni tanto cadevo
quando allargavo le gambe per godermi l’equilibrio
dentro l’aria e mancavo di appoggi. Bastava una buca
un piccolo affossamento nascosto dall’erba e
mi sbucciavo le ginocchia.
Non ricordo più quante volte bisognava abbassarci
scendere sotto i ponti
e da che parte prendevamo.
Mamma lo sapeva. Ora tutto è cambiato
Niente più fossi nè frasche, gli argini sono ridotti in calvizie
per manutenzioni fatte con la fretta delle macchine. Si abbatte tutto
l’erba la si brucia e lungo gli argini non ci va più nessuno.
Dicono ci sia il pericolo di qualche incontro pericoloso
e il rischio di non tornare indietro.
Allora al massimo
ci rimettevi le ginocchia e
ogni tanto incappavi in qualche moscerino.
Niente insomma.
Quando si arrivava
là dove il fiume finalmente si apriva
una calma quasi senza vento
si tingeva dei verdi e degli azzurri che si stemperavano
insieme in una mutevole ombra. Scendevamo verso la riva
sotto qualche albero
che ancora parlava con il tempo
con l’acqua ci giocava a pelo con i rami e le foglie
che quasi si tuffavano nel fresco
in quel crespo lieve delle onde.
Mia madre restava in silenzio
seduta accanto a me che non volevo altro che il tempo
quel tempo
restasse là
dentro quegli argini
in quel preciso tratto del fiume
che quasi toccava il mare
in uno sguardo lanciato appena dopo gli alberi
e stava bocconi riverso sotto quel cielo terso.


non vorrei sembrare “invadente” ma mi è parso di vedervi andare lungo il fiume, lungo quel tempo che voleva restare fermo per poi giungere quasi al mare
i versi trasmettono la bellezza di un paesaggio interiore, incontaminato,intatto e del silenzio “colmo”, atteso e gustato nel “breve tempo dell’estate”
grazie Fernanda
penso che ci siano argini da percorrere insieme, da cui l’acqua della vita es-onda, tra-cimando altri con-fini. Grazie per essere venuta anche tu con noi, fino quasi al mare. Lì ognuno deve andare solo.ferni
carissima amica solo ora vedo tutto nuovo
anch’io ho rinnovato le mie stanze
oggi ho messo quella cosa che ti avevo dedicato dopo la lettura del tuo libro, e poi arrivo qui e ti vedo al fiume con tua madre, bellissimo questo ricordo, qui però sugli argini si può ancora andare, io da un po’ mi sono messa a fare foto, se vai da me vedi qualcosa e puoi goderti il fiume ancora come un tempo…guarda qualche post pù sotto ci sono delle foto dove clicchi e passi in un blog che avevo aperto per mio padre ora tengo solo le foto…
un abbraccio grande e scusami se arrivo solo ora…
un bacio donna dei colli e neve
Grazie per i tuoi fiumi, l’uno di memoria e affetti, l’altro di liquida bellezza. Te ne sono riconoscente.Felice di questa tua visita e del dono,bacio grande.ferni
Ciao Fernanda,
come stai? E’ tanto che non ci vediamo…ma so che hai messo al lavoro il Gigi!
Qui in provincia di Udine ci stiamo dando da fare con eventi e presentazioni…e le persone accorrono numerose: che bello spegnere il dannatissimo televisore e stare insieme!
Un abbraccio e un sorriso
alberto
Sì, è l’unico del gruppo che mi tenga compagnia e porti materiale in visione, mi suggerisce autori, è la mia guida nel fitto reticolo della letteratura contemporanea. La sua calma, e la sua passione per certi aspetti del vivere e del condividere o comunicare, sono elementi di fruttuosi scambi, soprattutto per me.E tu? Stai bene? Dalla vivacità credo di sì. Verrai per “il compleanno”? Sarebbe bello davvero incontrarci tutti per quell’occasione! Ti abbraccio e ancora congratulazioni per il tuo cammino. Bacio,ferni
Una poesia/racconto molto soft e piacevole che si sposa perfettamente con l’immagine scelta. Bello quel desiderio finale di fermare il tempo.
volevo scorresse come l’acqua di quei giorni, lievemente ventilata e piena di luce, proprio come allora sentivo la mia vita e, grazie a quei momenti, ancora posso sentirla.Ciao Rose,f
Ciao, approdo qua tramite la Cantora del Po.
E da subito apprezzo stile e contenuti di uno spazio che, secondo molti, è un “non luogo”, ma tale non è.
Mi occupo, in genere, di recensire prosa( è un termine ampollosso, ma non so usarne un altro ora che racchiuda il senso del mio commento) più che poesia, ma stavolta faccio una eccezione.
Avverto la materia ingaggiare, complice la tua “vis” creativa, quasi una gara con quanto materia non è, con emozioni, sentimenti, “dettagli” immateriali, ma che sanno modificare noi stessi e le persone con le quali ci relazioniamo.
La tela è compendio e biglietto da visita attraente quanto la poesia.
“Chapeau”.
Ringrazio Cristina per averti portata sino a qui,in fondo la stanza che qui abitiamo ha limiti illusori tanto quanto, a mio avviso, abbiamo anche fuori, in quella che chiamiamo realtà, che diventa invece irreale nel momento in cui vogliamo mantenere qualcuno o qualcosa lontano. Per me non esiste lontano, tutto, proprio tutto, è in me, in noi e dunque ciascuno è lo spazio ospitante di ogni altro. Grazie per essere qui, felice di averti qui con noi. Un abbraccio a Cristina, che mi auguro di vedere prima o poi, e un arrivederci a te, che mi auguro di sentire presto. ferni
che bello sembrano fotogrammmi di un film di J.L. Godard. Ma più belli per l’evocazione e la proiezione che ciascuno può fare …di questi pezzi madreperlati d’anima. :) Ettore
Ciao Hector, un grande complimento il tuo, che apprezzo davvero tanto.Il fatto cioè che le luci e le ombre, i fotogrammi di memoria che ho portato dal mio quaderno dell’infanzia, possano essere anche impressionabili da altri soli (noi, ad ogni età passata siamo i soli) da altre luci di un solitario andare in sé, come dentro la propria pelle fattasi pellicola, cattura delle immagini che arginano la nostra vita, sempre. Grazie, ferni
ferni…grazie alle tue pennellate e alla guida di tua madre, ho imparato ad andare in bici.
e non solo.
so che capirai oltre questa sciocca frase, un abbraccio.
penso di aver capito Api. Allora quando esco per una passeggiata in bici ti chiamo! ferni