Il tuo
suono
il mio
suolo
e-
stendo linea-
menti evocando
gli ante-
(n)nati canti
s f i d a n d o t i s f i l o
di dosso
l’es-
senza che tu
mi veda.
suono
il mio
suolo
e-
stendo linea-
menti evocando
gli ante-
(n)nati canti
s f i d a n d o t i s f i l o
di dosso
l’es-
senza che tu
mi veda.
Sol Halabi-mentira la verdad
Cane nero
di vento e con la lingua azzanna
senza morso senza freno senza inibizione
se non per quell’antro suo gemello
animale flagello nato da una caccia
da un morso che da un frutto ha strappato l’albero e
la razza rito dall’in(di)visibilità del buio.
Mostri
del giorno immagini
sostituiti simulacri del vostro apprendere notturno
dal nero nell’abbaiante voce
è inciso il sord(id)o linguaggio del vuoto
del viaggio senza meta
in questa metà del cielo sfitto
dei fulmini percorsi
strascinando in sé l’abisso nella pozza insanguinata
mente che pesa che srotola il filo che l’avvolge
il morso del serpente
era spentasi nel cavo del dente
affilato quanto una lama senza rime-
dio. Non c’è salvezza nella fuga
tutto affoga in una morsa
di rabbia quel cane scrive la legenda umana
l’appendice di una bibbia sacra fortezza dei vinti
in cui tutto è grido è l’o(l)tre dei suoni
vaganti in quell’immensa terra della sete
deserta ancora di uomini e ombre che parlano
che bruciano i riflessi in ogni grano di parola.