Il tuo
by fernirosso
suono
il mio
suolo
e-
stendo linea-
menti evocando
gli ante-
(n)nati canti
s f i d a n d o t i s f i l o
di dosso
l’es-
senza che tu
mi veda.
suono
il mio
suolo
e-
stendo linea-
menti evocando
gli ante-
(n)nati canti
s f i d a n d o t i s f i l o
di dosso
l’es-
senza che tu
mi veda.
Molto bello l’uso della Tmesi.
in-
taglio le paro-
le sillabo il suo-
no e tu tra-
i fondi
del me-
se il te-
lo lascio leggero.
> Grazie Stefano,f
[allora percorreremo un ponte sulla via del sale che congiungerà controvento il canto di Fernirosso al moto ondulato di una foglia rossa.
ce ne stiamo qui e lì, a meditare.
inizio la traversata.]
una volta bastava prendere la penna e cominciavo a scrivere, freneticamente, con una naturalezza immediata. Oggi no, non ci riesco più, faccio fatica anche a scrivere due righe, mi sforzo, necessito di una concentrazione sfibrante, magari alla fine faccio anche un buon lavoro, ma poi mi sento svuotata per giorni.
Ti osservo scrivere, collocare le parole una dietro l’altra in compiutezza di senso “double-face”, mi incanto davvero.
ti abbraccio, avrei voluto inanellare dei versi, è così arida la sensazione razionale del silenzio, speriamo “piova” presto.
ci sono momenti in cui scrivere non è utile se non per affinare una tecnica che si sta studiando, imparando.Il con-tenuto ha bisogno d’aria, ha bisogno di terra, di acqua, di fuoco e ha bi-sogno di liberarli, tutti gli elementi, senza co-stringerli dentro la propria fame. L’ascolto più del dire, porta i suoi semi, i frutti che nutrono e poi, solo dopo, si può darne agli altri dall’albero che è cresciuto generoso in noi.
Non rattristarti per questi momenti di silenzio, non è li sotto che si (s)veglia ogni seme,ogni grano di vita? Ciao Nat.Bacio,ferni
sono d’accordissimo con te e mi sento tanto orso in letargo…. mi sveglierò a primavera, mi sa!
grazie Ferni, intanto ti ascolto.
nat