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(ap)punti dall'arte

Di ritorno, il sole

Arte Sella

apre in torrenti la luce

che dagli occhi mi trascorre i  sensi

tutti      oltrepassando le cortine fumogene

dei pensieri più irti    le irragionevoli

progressioni aritmiche dei sogni.

Depone la schiusa

le aritmetiche cove degli uccelli

che ancora   mi popolano   il petto

nelle bacheche  degli arbusti

le arse vertebre la pigrizia del mio inverno

nei geli delle brume  ormai illimpidite e altrove    in rapide

schizza il suo seme viene

in orgasmi  il demone e libera

la furia del suo rosso

spesso    involucro d’amore   che rotea

in cielo  come fosse immobile  e stretta

la  pericolosa alchimia di quell’attimo antico

germima  di una nuova  prima   creazione.

In stormi      nei dialetti delle viole

nel passo doble dei giacinti        nella balbuzie

dei tanti corvi  che  praticano     vani

dottorati di ricerca quaggiù,

in città,   non tra le cime di cattedre maestre,

il loro esercizio di spazzini

l’ offerta   è  odore      di terra   dagli alberi

dalle lontane foreste e    da nord

come un vento di notte     che  specula sugli esiliati profumi

e avvolge in spire   i bianchi lievissimi tendaggi

dell’alba.     Accampata in bagliori    appena declinati sui ventriloqui

verdi      infiamma di ardori  le erbe

insaziabili   e vogliose  di toccare il dio    piovuto  giù

in quel  cielo gonfio    di milioni di raggi.

Altrove e tra i miei  capelli la terra

s’impollina e dai miei occhi   china

l’esperienza della densità

si fa  buio   ogni mio passo.

Grido -

silenzio,  fate silenzio voi

che entrate in questa narice    scabro

vuoto è il mio abecedario

d’amore non ho     arbusti che brucino

verdi    dietro la scorza chiudono     le voci

le ripide parole dell’altrove.  -

Sulla  soglia   d’amore

spoglia   attendo

agli esercizi dell’ascolto

il torrente di quei battiti

il becco  sul legno  lo scricchiolio del mio petto

che a sera mi portava altri   semi

ver(d)i  chiari   ricordi

mentre le fiamme    più in alto     rovistavano l’azzurro

ancora tinteggiato a fresco

come in un abbozzo di Giotto.

Artesella

E di bolina risalgo

Sergio Davanzo

fino a te la riva di ponente

in un flusso d’ aria

anime generate  attorno ad una vela

un corpo immerso in un  fluido

mobile della ca(u)sa

u n a  v a r i a t a    velocità   locale

di  ogni punto      vela

tu-

re

fluido incomprimibile

che correndo  varia   le sue azioni

l i n g u e  f a c e n d o in sè quell’es-

pressione  agente sulla vela. A pezzi

l’immaginario è vento

che la vela frammenta sopra

il vento e  sotto  cercando

la forza la totale in-

portanza.  Aereo sulle ali

sui ponti delle tante terre  il conduttore è

vento       porta  generata da una sola depressione

sotto la linea di azione perpendicolare  raccorda

media la vela

profila l’es-

posizione al flusso

quell’aria nei due

segmenti della curvatura

il lento scorrere del profondo

e la superficiale tensione ampia

sull’empietà del tempo

le due facce della tela spinta in quel

avanzare e nel mancato ritrovamento del re-

siduo sottile alito che porta alla deriva

e di bolina        secondo alt(r)a retta

porta la barca al limite del viaggio

sotto il pelo dell’acqua

in uguale  intensità

del flusso  vento apparente or-

mai sulla vela

di prua accogliendo    ancora   un vento

che scema  il prossimo

ormai  unico  stretto

ponente.

.

Prendendo il vento sulle alt(r)e esche-  febbraio 2010

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