lilya corneli

Tu mi parli
di cielo, ma non lo sai, bella, che oltre me e te qui
in fondo al niente della terra
non nel mezzo del nulla , in quello che chiami cielo
qui, mani e piedi legati, dentro i cadaveri da cui fioriscono i tuoi prati,
qui c’è tutto, il mondo e non c’è
niente che conti davvero, niente che ci salvi.
Tutto sprofondo l’orizzonte è solo
un panorama per gente che scappa in fuga scopa tutti
i vincoli che ci dicono ogni momento
che è guerra in unico continuo atto sempre
in ogni millesimo del corpo
terra del male e di questa terra
che si consuma a girare e girare
gironzolare facendo la coda con tutti gli altri
pianeti in un buco, di pensiero un vuoto di creazione in una catastrofe
di esercizio e disequilibrio. Granai tutti i nostri gesti
la fatica di nutrirci per cadere dentro
dentro, ancora più dentro il corpo di questo corpo
un ammasso di cose che hanno perso storie e nome
che hanno portato noi ad essere due
ad essere milioni di due per farne altri
disgraziati come noi.
Scontrini anche i nostri
i poliedrici nostri incontri, arti che si fanno altri
e si consumano
innestandosi fra loro.