Mario Bressan

con-
passo la misura
regolo le ali ogni seduzione un segno
calibro del pensiero il volo
configuro il lieve frusciante esito
di uno studio e tu esile d i o
di ciò che è tenue impalpabile mi apostrofi
ancorato al vento
come unico sostegno
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una fusione tra immagine e parole
mi chiedo se parli più l’immagine o la parola
ok fanno la strada insieme
ciao Fernanda e se passerà Mario
un abbraccio grande
E’ merito dell’immagine, la costruzione è tutta suggerita. Spero Mario sia contento.ferni
quanto 6 BRAVA , ferni! (non trovo più il commento che ho lasciato giorni fa) ciao, Blumy
Ciao Blumy, il tuo precedente commento è relativo ad un testo che ho scritto e Api ha tradotto in sardo.
“il mare dentro la bocca e nel bicchiere- In intro cussa bucca b’est su mare e in sa tassa” Ti ricordi?E’ un po’ più sotto, basta scorrere la pagina come sai bene. Grazie per il complimento,ma questo lo considero un esercizio su un suggerimento fotografico di un amico, Mario Bressan, appunto, al quale avevo chiesto di poterla usare.
Ti abbraccio,ferni
PS: quando proviamo anche io e te a fare qualcosa insieme? Ti andrebbe come idea?f.
che cosa, ferni? io conosco pochissimo il sardo :( e, ultimamente, mi sono anche inaridita non poco.
invidio la tua vena fertile.
che c’entra, blu?
mica si nasce ‘imparate’…quando mi metto a scrivere in sardo, ho i miei referenti, per le parole giuste da usare ;)
si sta perdendo proprio l’uso della lingua, come ben sai. e poi, fernanda ti propone di ‘giocare’…in quanto ad inaridimento, mi metto nel gruppo.
ciao, ferni! scrivo qui che di là non trovo parole.
un caro saluto!
Ciao Api. Sarebbe bello vedere come la lingua in uso in un luogo oppure in un altro “smuova la terra dell’italiano” facendone un mare da navigare!
Nemmeno conosco il dialetto della regione in cui vivo, anche se lo leggo, e so che ci sono comunque differenze tra una città e l’altra, tra un paese e l’altro. ma sarebbe bello, per chi conosce la sua lingua d’origine riprendere un testo e, appunto, lavorarlo secondo gli attrezzi di quel vocabolario. Anche a voi il compito di trovarne uno buono da lavoro! Ferni
sorry, io non ho mai parlato il sardo. è vergognoso dirlo, ma non sono in grado di scriverne. il sardo , poi, cambia da paese a paese. qui, dove vivo io, una città fondata da Mussolini e che non ha tradizioni nè un linguaggio suo, se non una mescolanza di dialetti (e lingue, perchè ci sono sempre stati siciliani, veneti, ecc) . conosco pochissime parole, qualcuna insegnata a tavola da mio padre, altre imparate quando andavo, d’estate, nella casa del nonno e ascoltavo i vecchi seduti nei muretti e a domadarsi ogni anno: ma custa pizzinna, chi esti, sa fizza ‘e Settimio? nooo, est (o è) sa fizza ‘e Primo.
non sono disponibile per una prova del genere. non ho neanche un dizionario sardo.
un gioco, di cui sei maestra. Bell’insieme,nic.
mi è piaciuto molto, un testo raffinato e acuto, sa muoversi tra le piccole cose come fossero preziosi.gabriel
Cara Blumy come forse hai letto anch’io sono nelle stesse tue condizioni…eppure credo che i linguaggi che si sviluppano vicino alle cose, quasi dentro le cose e non solo la ragione, siano vive, molto più vive che le altre, smerigliate ma non meravigliate di esistere. Caio,f