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(ap)punti dall'arte

Month: aprile, 2010

Dove

Ekaterina Chausheva


Dove spinge questo muso insonne

umida fredda   narice della notte  che respira ogni presenza e

tutto brucia? Leggi il seguito di questo post »

se fossi tu la protettrice

Eduardo Miguel Abela Torrás

la santa delle erbe

senza tonaca e indumenti

tu che trascorri tra i felici e le felci   gli dei senza parola Leggi il seguito di questo post »

aprile ai venti quelle cinque finestre

.

che si senta finalmente la voce! La verginità sta nel giorno

che ogni giorno rinasce sta nella notte che ogni notte in noi approda.

Apri il tuo occhio e spalanca la porta

non c’è là fuori  un nemico.

Sta dietro quel muro che sfoggi come un viso

il tuo volto precluso a te stesso.

Aprile ai venti quelle cinque mandate

del tuo immenso lascia che scorra in tutti i veicoli

del cielo lascia che entri una risposta alla tua sete

una fraterna umanità che sta ancora reclusa

nei campi non sta lontano il grano dal papavero

il fiordaliso non nasconde il suo profondo all’azzurro di tutte le altre erbe

la messe è una sola  la  mensa è dove siede l’uomo insieme ad ogni altro

essere di questa sfera che si  arrotola  nel cosmo.

.

“…Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario…” lettera ai figli di Ernesto Che Guevara.

live it

Perché siamo così

antichi

questo luogo questo oggi

sempre ci offende   da ieri

in ogni secolo che è passato dentro un

…ora

generando altre

stazioni d’uomini in-

cessanti pellegrinaggi in questa unica

dimora senza scampo.

più di tre miliardi gli anni della mia terra

… e  ora  che   c o n-

segno   il nome

nel corpo  mi appartiene

ora, traduci-

amo   per sempre    vita

Nat’l Geo

Nel vano di una parola nel corpo di una immagine

Ettore Frani- opera

Oltre ogni fede

nei luoghi diversi in cui creiamo

ad ogni istante i modi per oltrepassare

questo attimo di mondo

spalancando i nostri baratri

amplificando ogni nostro quotidiano

finché ognuno riuscirà a dire

finché riuscirà a raccontarti

nessuno può cancellarti.

Nel vano di una parola

nel corpo di una immagine

di questo viaggio resterà la generosità

l’infinita vicenda umana raccolta in chi

ha tenuto le proprie storie sulla finestra dell’incontro

sulla soglia dei luoghi

i propri luoghi non andranno perduti.

.

.

I sogni torneranno ad abitare la notte e nel giorno

cresceranno l’infanzia della veglia

quel continuo esistere  resistere in questa

che non deve essere una  guerra ma un tra

passare di uomo in uomo    di pietra in pietra sino a farsi polvere

una nebbia   l’abito che ci ospita

un tessuto di storie e voci

che disegnano un corpo

mutevole e vasto corpo di  pochi attimi

e nello stesso luogo   interroga   la nostra impermanenza

universi fattisi  soluto      segreto

di altre parole      mondi       feritoie  della propria

terra interiore

della propria vita

fiorita in una intimità che  lacera lo spazio del vuoto

nel dono dell’ascolto.


Ettore Frani- Vana immagine

Attraverso uno stesso luogo

Cai Guo Qiang

” C’è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso… Un mondo così fatto è il vero mondo… Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa “verità”, cioè per vivere… La metafisica, la morale, la religione, la scienza… vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita.”
F. Nietzsche – Frammenti Postumi

Questa notte finché tu eri altrove

Zelda Sartori

non potevo riposare.

Non posso più da lungo tempo

riposare amore.

Dentro il tuo corpo

lacerato è ogni  luogo

il cuore non sopporta la distanza che tra i baratri ci misura.

Eppure finché tu sei

chissà dove       penso

di  te ogni momento sento una voce.

Non sono triste

nè addolorata

mi preoccupa questo sentire

che apre ogni volta non tanto una memoria

ma un corpo  già spalancato dove tutto il cielo precipita il suo caos

e pericoloso il turbine vi genera stelle e galassie

quell’io che non si placa e si è fatto  voragine senza tempo.

Se potessi

piegare la testa    se potessi stare dentro una riga

anche solo in una parola

di poesia  forse

quel fiume che brucia ogni mio oriente

attraversando le poche terre rimaste a galla    luce

forse farebbe su quel male e

fiorirebbe dalle spine rose

o  scintille di coralli.  Questa notte

finché tu eri altrove mi sono aperta il ventre.

In un universo rilucente in una mole di dolore e acqua

mi sono immersa come nei recinti dei santi o dei folli

fino al fondo di quel male fatto di silenzi

e l’acqua s’è distesa fino ad una terra che credevo persa

di fango in un fitto di respiri

vele mi portavano lontano

in un cerchio oltre il peso dei pensieri

un coro di tramonti diceva l’alfabeto della luce nella pelle delle ombre.

E    c’era il vento

un vento leggero su quel mare  di stucco

impressionato dalla ribalta di infinite onde       c’era

l’azzurro    dentro la mia vena annodata

ai disegni del tempo

Stringa

.

la logica un punto attorno all’idea che tutto

esca da lì

da quell’attimo

speciale della nascita

l’origine dell’universo

il nulla che espelle la vita dal suo nucleo vuoto

e suoni

l’armonica del tempo

infischiandosene di ogni matematica.

non si va indietro nel tempo


Spazi di Calabi – Yau

il tempo non ha prima e dopo

il tempo è un adesso continuo

una membrana che produce creazione istantanea

per questo non si viene mai a capo di niente.

Il big bang non è avvenuto un giorno

sta accadendo ancora la creazione

sempre  nello stesso giorno

è una stringa che suona

tutte le sue dimensioni.

nella riga di terra che sotto titola

Tipos Latinos 2010- Quarta biennale di  Tipografía Latinoamericana Montevideo, Uruguay, 22 – 23 marzo 2010

questo presente

domani

cosa troveranno se

tutto ciò che è grafia

è meno di un supporto d’aria?

Gallerie a vento

dove il vento non soffia mai

Caverne della preistoria dove

nessuno rammenta una storia

da vivere     soli     i segni alle pareti

sogni di carta trasfigurata

falsa verità.

Salda la vita

angelo maggi

Su residui di luce

le sillogi elementari delle nuvole

sul rischio della scogliera

sullo scivolo di un pelo di volpe

sfugge  soluto in milioni di altre forme

l’assoluto   imprevisto  reale che non è ancora

stato   luogo della presenza mia e tua

luogo della concreta volontà di vivere

sopra e sotto  la centinatura di una vita  di causali

versamenti dettati da logiche di mercato e non dai corpi della terra

vivi senza corpi di parola a cottimo

senza fibre di sintesi e allucinogeni conficcati

nella vena del braccio ormai chiuso nella galera della sconfitta.

Sfibrato l’angusto angolo dell’irrisolto

c’è ancora la domanda del chi  e del come  del cosa

noi siamo. L’eterno non è

governabile  non ha nazione    non costituisce  nozione ma

dialogo tra infimo e immenso

senza fare nemmeno un salto di scala

Salda   la vita

ad ogni  respiro

verde chiedevano ancora verde

Joe Hisaishi

non bastava non era mai abbastanza

e dovevano spremerlo

da dentro le corteccie   richiamarlo dal fondo della terra

sulle scivolose pendenze delle colline

non riusciva a fermarsi

franava     precipitava a valle in una corsa

stupefatta da quelle strane figure che nelle riserve

tra le strade di quelle che chiamano città

costruiscono   cinture di passanti

dentro gli innnesti  e tra le croci delle direzioni

cerchiando in  cordoli a foro centrale fiori destinati a morire

subito. E’ un momento stare  là

così in basso sotto lo sfogo dei gas

un respiro e

si è bruciati.

ciupa ciups e frammenti


Se avessi  un’utile     dal vero

non lo metterei in banca

ogni  capitale è spreco

del tempo     spergiuro della vita

per spiccioli di poco conto.

Sarebbe come

tenere in una cassetta di sicurezza

ciupa ciups e frammenti di cartolina.

Se per ogni grano di sabbia c’è un filo di pioggia

da qualche parte tra le catene

delle rocce  c’è una forma che è viva

c’è una sorgente che sbreccia la crosta

c’è un tuono che diverge la concavità della notte

.

Sotto la mia cenere

Henry Jones

“Oh, immergi nell’acqua le tue mani,

giù fino al polso immergile;

e guarda, guarda bene nel catino

e chiediti che cosa hai perduto.

W. H. Auden

Dimmi, ora. Dimmi da qui. Da sempre sei nascosto?

Dove  sotto la mia cenere     nel  cammino o sulla soglia

di questo viaggio d’acqua     dalla tua realtà      il mio sogno si annida?

Dimmi  dove     si sono nascoste le stelle.

In quale corte o corteo sta rintanato l’amore.

Ne è capace l’uomo?

Non raccontarmi  di un dio come quaggiù ho sentito tutta la vita

tu  sei l’angelo della realtà     non mentire

non nutrirti delle mie fantasie

le ho raccolte nel cesto della notte

come dall’albero si fa con le prugne o per i grappoli le uve

dell’alba le tante gocce d’acqua  dissetano la vita

e nel passato la disseminano lontano.

Più lontano    tu  che sei   vento del futuro non disperdere il volto

non involarti  un’altra volta nella leggerezza

trasparenza di questo nostro vago racconto

dove tutto sembra essere ogni cosa

e il nome che lo dipinge l’unica scena

il luogo della nostra alternanza.

Tu sei

dunque non puoi avere paura    né i desideri possono nulla su di te.

Libera  una parola

anche una  sillaba sola

fa’ che corra        lontano e  dell’orizzonte

disegni per me  che gli sono prossima un’ora    in un  istante

e fa’ che sia quella     l’ora     quella che tu porti

mi porgi    come silenzio

nel vano del cuore.

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