Dove
Ekaterina Chausheva
Dove spinge questo muso insonne
umida fredda narice della notte che respira ogni presenza e
tutto brucia? Leggi il seguito di questo post »
Ekaterina Chausheva
Dove spinge questo muso insonne
umida fredda narice della notte che respira ogni presenza e
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Eduardo Miguel Abela Torrás
la santa delle erbe
senza tonaca e indumenti
tu che trascorri tra i felici e le felci gli dei senza parola Leggi il seguito di questo post »
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che si senta finalmente la voce! La verginità sta nel giorno
che ogni giorno rinasce sta nella notte che ogni notte in noi approda.
Apri il tuo occhio e spalanca la porta
non c’è là fuori un nemico.
Sta dietro quel muro che sfoggi come un viso
il tuo volto precluso a te stesso.
Aprile ai venti quelle cinque mandate
del tuo immenso lascia che scorra in tutti i veicoli
del cielo lascia che entri una risposta alla tua sete
una fraterna umanità che sta ancora reclusa
nei campi non sta lontano il grano dal papavero
il fiordaliso non nasconde il suo profondo all’azzurro di tutte le altre erbe
la messe è una sola la mensa è dove siede l’uomo insieme ad ogni altro
essere di questa sfera che si arrotola nel cosmo.
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“…Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario…” lettera ai figli di Ernesto Che Guevara.
Perché siamo così
antichi
questo luogo questo oggi
sempre ci offende da ieri
in ogni secolo che è passato dentro un
…ora
generando altre
stazioni d’uomini in-
cessanti pellegrinaggi in questa unica
dimora senza scampo.
Cai Guo Qiang
” C’è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso… Un mondo così fatto è il vero mondo… Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa “verità”, cioè per vivere… La metafisica, la morale, la religione, la scienza… vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita.”
F. Nietzsche – Frammenti Postumi
Zelda Sartori
non potevo riposare.
Non posso più da lungo tempo
riposare amore.
Dentro il tuo corpo
lacerato è ogni luogo
il cuore non sopporta la distanza che tra i baratri ci misura.
Eppure finché tu sei
chissà dove penso
di te ogni momento sento una voce.
Non sono triste
nè addolorata
mi preoccupa questo sentire
che apre ogni volta non tanto una memoria
ma un corpo già spalancato dove tutto il cielo precipita il suo caos
e pericoloso il turbine vi genera stelle e galassie
quell’io che non si placa e si è fatto voragine senza tempo.
Se potessi
piegare la testa se potessi stare dentro una riga
anche solo in una parola
di poesia forse
quel fiume che brucia ogni mio oriente
attraversando le poche terre rimaste a galla luce
forse farebbe su quel male e
fiorirebbe dalle spine rose
o scintille di coralli. Questa notte
finché tu eri altrove mi sono aperta il ventre.
In un universo rilucente in una mole di dolore e acqua
mi sono immersa come nei recinti dei santi o dei folli
fino al fondo di quel male fatto di silenzi
e l’acqua s’è distesa fino ad una terra che credevo persa
di fango in un fitto di respiri
vele mi portavano lontano
in un cerchio oltre il peso dei pensieri
un coro di tramonti diceva l’alfabeto della luce nella pelle delle ombre.
E c’era il vento
un vento leggero su quel mare di stucco
impressionato dalla ribalta di infinite onde c’era
l’azzurro dentro la mia vena annodata
ai disegni del tempo
Spazi di Calabi – Yau
il tempo non ha prima e dopo
il tempo è un adesso continuo
una membrana che produce creazione istantanea
per questo non si viene mai a capo di niente.
Il big bang non è avvenuto un giorno
sta accadendo ancora la creazione
sempre nello stesso giorno
è una stringa che suona
tutte le sue dimensioni.
Tipos Latinos 2010- Quarta biennale di Tipografía Latinoamericana Montevideo, Uruguay, 22 – 23 marzo 2010
questo presente
domani
cosa troveranno se
tutto ciò che è grafia
è meno di un supporto d’aria?
Gallerie a vento
dove il vento non soffia mai
Caverne della preistoria dove
nessuno rammenta una storia
da vivere soli i segni alle pareti
sogni di carta trasfigurata
falsa verità.
angelo maggi
Su residui di luce
le sillogi elementari delle nuvole
sul rischio della scogliera
sullo scivolo di un pelo di volpe
sfugge soluto in milioni di altre forme
l’assoluto imprevisto reale che non è ancora
stato luogo della presenza mia e tua
luogo della concreta volontà di vivere
sopra e sotto la centinatura di una vita di causali
versamenti dettati da logiche di mercato e non dai corpi della terra
vivi senza corpi di parola a cottimo
senza fibre di sintesi e allucinogeni conficcati
nella vena del braccio ormai chiuso nella galera della sconfitta.
Sfibrato l’angusto angolo dell’irrisolto
c’è ancora la domanda del chi e del come del cosa
noi siamo. L’eterno non è
governabile non ha nazione non costituisce nozione ma
dialogo tra infimo e immenso
senza fare nemmeno un salto di scala
Salda la vita
ad ogni respiro
Joe Hisaishi
non bastava non era mai abbastanza
e dovevano spremerlo
da dentro le corteccie richiamarlo dal fondo della terra
sulle scivolose pendenze delle colline
non riusciva a fermarsi
franava precipitava a valle in una corsa
stupefatta da quelle strane figure che nelle riserve
tra le strade di quelle che chiamano città
costruiscono cinture di passanti
dentro gli innnesti e tra le croci delle direzioni
cerchiando in cordoli a foro centrale fiori destinati a morire
subito. E’ un momento stare là
così in basso sotto lo sfogo dei gas
un respiro e
si è bruciati.
Se avessi un’utile dal vero
non lo metterei in banca
ogni capitale è spreco
del tempo spergiuro della vita
per spiccioli di poco conto.
Sarebbe come
tenere in una cassetta di sicurezza
ciupa ciups e frammenti di cartolina.
Se per ogni grano di sabbia c’è un filo di pioggia
da qualche parte tra le catene
delle rocce c’è una forma che è viva
c’è una sorgente che sbreccia la crosta
c’è un tuono che diverge la concavità della notte
.
“Oh, immergi nell’acqua le tue mani,
giù fino al polso immergile;
e guarda, guarda bene nel catino
e chiediti che cosa hai perduto. “
W. H. Auden
Dimmi, ora. Dimmi da qui. Da sempre sei nascosto?
Dove sotto la mia cenere nel cammino o sulla soglia
di questo viaggio d’acqua dalla tua realtà il mio sogno si annida?
Dimmi dove si sono nascoste le stelle.
In quale corte o corteo sta rintanato l’amore.
Ne è capace l’uomo?
Non raccontarmi di un dio come quaggiù ho sentito tutta la vita
tu sei l’angelo della realtà non mentire
non nutrirti delle mie fantasie
le ho raccolte nel cesto della notte
come dall’albero si fa con le prugne o per i grappoli le uve
dell’alba le tante gocce d’acqua dissetano la vita
e nel passato la disseminano lontano.
Più lontano tu che sei vento del futuro non disperdere il volto
non involarti un’altra volta nella leggerezza
trasparenza di questo nostro vago racconto
dove tutto sembra essere ogni cosa
e il nome che lo dipinge l’unica scena
il luogo della nostra alternanza.
Tu sei
dunque non puoi avere paura né i desideri possono nulla su di te.
Libera una parola
anche una sillaba sola
fa’ che corra lontano e dell’orizzonte
disegni per me che gli sono prossima un’ora in un istante
e fa’ che sia quella l’ora quella che tu porti
mi porgi come silenzio
nel vano del cuore.