Questa notte finché tu eri altrove
by fernirosso
Zelda Sartori
non potevo riposare.
Non posso più da lungo tempo
riposare amore.
Dentro il tuo corpo
lacerato è ogni luogo
il cuore non sopporta la distanza che tra i baratri ci misura.
Eppure finché tu sei
chissà dove penso
di te ogni momento sento una voce.
Non sono triste
nè addolorata
mi preoccupa questo sentire
che apre ogni volta non tanto una memoria
ma un corpo già spalancato dove tutto il cielo precipita il suo caos
e pericoloso il turbine vi genera stelle e galassie
quell’io che non si placa e si è fatto voragine senza tempo.
Se potessi
piegare la testa se potessi stare dentro una riga
anche solo in una parola
di poesia forse
quel fiume che brucia ogni mio oriente
attraversando le poche terre rimaste a galla luce
forse farebbe su quel male e
fiorirebbe dalle spine rose
o scintille di coralli. Questa notte
finché tu eri altrove mi sono aperta il ventre.
In un universo rilucente in una mole di dolore e acqua
mi sono immersa come nei recinti dei santi o dei folli
fino al fondo di quel male fatto di silenzi
e l’acqua s’è distesa fino ad una terra che credevo persa
di fango in un fitto di respiri
vele mi portavano lontano
in un cerchio oltre il peso dei pensieri
un coro di tramonti diceva l’alfabeto della luce nella pelle delle ombre.
E c’era il vento
un vento leggero su quel mare di stucco
impressionato dalla ribalta di infinite onde c’era
l’azzurro dentro la mia vena annodata
ai disegni del tempo

