quando ti vidi

by fernirosso

marchesini

la prima volta eri di spalle

c’era il vento tra i grossi platani vicino alla casa rossa

e sembrava che dentro le loro braccia fosse arrivato il mare.

Mi ha sempre stupito il vento e gli alberi

quel loro discorrere di cose alte oltre l’umana comprensione.

Credevo addirittura che tutto l’orizzonte

depositasse le date di ogni nascita in un seme di vento

poi lo scuotesse fino a farlo volare lontano

fino alle case degli alberi

nel ventre dell’azzurro

per disegnarne i profili di tutte le storie da vivere

come se in quelle periferie di foglie confluissero tutte le strade di ogni vita.

Tu mi accogliesti come la casa della mia lontananza

quella che sognavo di raggiungere

finché i mei non mi richiamarono a viverla

dopo i vent’anni, quando la magia si era rotta come un vetro

sbattuto dai tendini della bufera.

Eri vestita di giallo e di arancio

con una lunga sciarpa luminosa

come un grido nella luce

uno schizzo di sole in una stanza di penombra.

Eri il giardino e l’anticamera di una casa in autunno

quando si raccolgono le foglie per coprire aiuole e orti

e tutto ha un odore caldo di terra e di pioggia appena trascorsa.

C’erano angoli della mia vita disegnati sul tuo volto

e c’erano brevi intense raffiche di gioia

appena raccolta alla svolta di un’età che è come un viavai di folla

quando ci si passeggia ancora a braccetto con il tempo sperando di sedurlo

e pur sapendo che ancora non manca molto

per staccarsi dal molo senza partire per un altro porto.

Eri in piedi mi davi le spalle in attesa che arrivassi

guardavi la sera gialla anch’essa sotto i platani

e come il mare si rincorrevano piegandosi

incurvando la schiena in tante onde

una folata di vento dopo l’altra gettando le loro lunghe braccia

ora da un lato ora dall’altro in cerca di conforto

contorcendosi senza tregua.

Quando ti chiamai ti voltasti e

si fece profonda   l’onda della notte

e luminoso il nostro stare insieme.