nei mercati del tempo
by fernirosso
.
dovevo arrampicarmi così in alto da perdere
le gambe le braccia
non solo il fiato e mi ritrovavo comunque spessa
e senza la testa avevo dei vuoti sparsi nel corpo
.
quando venivo
dovevo sprofondarmi così in basso
da oltrepassare i piedi le radici tutte
le cicatrici gli dei e quei monconi abbandonati della vita
.
tu stavi sempre da un’altra parte
e quello che vedevo o toccavo era
una sensazione un taglio un bavaglio
precisa una nitida frattura esposta c’ era sempre qualcosa
di me che avevo perso
da qualche parte nei dintorni
del sogno alla curva della tua spalla
dove ti avevo cercato nell’ultima rincorsa
.
quando venivo
di te non avevo un’ idea non sapevo cosa volesse dire
stare dentro un diluvio
o forse lo volevo quel luogo senza equilibri
nel manubrio della notte
dentro la girandola del corpo che non era più mio
né tuo
.
e mi illudevo ogni volta
ed ogni volta era sempre per così poco
pochissimo tempo
perché anche il tempo è un codardo
ti si infila nella carne e ti sfila fino all’ultimo seme
per paura di perdersi in tanti mercati disfatti
.
ma se abbandono è darsi
e perdersi ogni volta nella perdita
noi ci siamo bruciati così tante volte
che al confronto una strisciata sulla riga tra gli attrezzi di colla e smeriglio
del giorno non sono nemmeno un segno di fumo nel cavo dell’occhio.
.
quando venivo da te dovevo scalare la mia assenza
fare i conti nel quaderno senza eque azioni umane
e avevo voglia di sparire di chiudere per sempre tutte le valvole e
le porte dovevo massacrarmi dovevo accettare lasciando la scure
del corpo per ricordare che oltre
.
il mio e il tuo erano un corpo degli inganni c’era quella piccola
imprescindibile frusta
illusione che in un punto
un punto di dolore comune
avremmo potuto sentire che tu ed io eravamo stati insieme.

come non essere acqua trasparente, limpida di vita, verso una lettura che tutti coinvolge
è un’”involata” dolorosa e toccante
e’ un testo diretto alle aree sospese, a quelle di una sofferenza su cui si è detto molto e poi si è taciuto, ma chi la vive o vive al fianco di queste persone,non ha tempo per riporre questo pensiero. Un testo davvero molto ben scritto, senza pietismi o mielosità.anna
un testo che ti prende alla gola. Molto bello
non è un testo, questo è uno di quei vicoli in cui ti trovi a passare, fa parte dei passaggi essenzialidella vita.
scrivi d’incanto anche quando si tratta di cose durissime. Ciao Fernirosso.Annabelle
so cosa significa,ho perso mia sorella.sandy
che dire se non che mi dispiace moltissimo sapendo che è niente.Ti abbraccio,f
sei in un’altra dimensione, qui, lontana e intima con molte persone,credo.nicolò
ciao ferni, ma quando vai in vacanza?
Un saluto prima di partire:vado in Canada!Ciao ferni, promettimi di non chiudere.Starò via qualche mese, ma ti leggo anche da là.seba
sono di corsa in questi giorni, passo a leggere e a liberare quelli che sono rimasti incagliati alle reti.Vi ringrazio tutti d’essere passati e vi abbraccio.Questo è un testo in cui concorrono molti ricordi, e persone incontrate e perdute, non nel cuore e non nella mente.f
un testo in cui la sofferenza ha portato bagliori, non solo pesante chiusura. Davvero un testo molto denso. Johan Shwarz
Che testi ho travto stasera! Bellissimi! Per alcuni sono rimasto senza fiato. Tornerò.Alberto
Ringrazio per la generosità,ma sono tutti testi in lavorazione. Benvenuto.ferni
grande testo, una complessa semplicità, come quello che ti capita durante la vita.Ciao ferni
la vita sì è complessa e spesso non abbiamo né vocaboli né mezzi per con-prenderla. f.
sono rimasta colpita dalle sequenze,strette,fitte,senza possibilità di fuga.Eppure c’è, qui dentro, una luce meravigliosa.penny
sei forse una lettrice di M.Duras? In questo caso doppiamente benvenuta e grazie.f
Un “altrove” che spezza le ossa… una strada in salita, senza sconti. E un’ espressività “misurata” a dire tutto questo. Lavoro splendido.