Parole sul pozzo
by fernirosso
dante leonelli
Mi sono affacciata sull’ orlo
nel pozzo la corda era tesa
perché qualcosa nel fondo
un peso, credevo,
qualcosa che stava nel secchio
teneva giù in basso il mio occhio.
Una oscura figura un disegno
una fessura difforme nata in un altrove
era venuta da vie sconosciute
dall’antico scavo sul fondo di quel tunnel
sul precipizio sembrava chiamare i fantasmi di una rete
una nera catastrofe
mentre a lato una piccola brevissima intermittenza
come tante luci vive mobilitava scintille
da un paese d’ esilio.
Questo sentivo
finché mi sporgevo e sembrava che laggiù
qualcosa quei tanti venuti
formulassero una richiesta:
- Credi – mi dicevano – ad ognuna delle tue sensazioni
nate da queste parole scivolateci di mano
fino alla corda di questo secchio
attraverso il fondo bucato dei nostri pensieri
il tuo occhio dentro il pozzo della nostra vita. -
Mi sentivo
crescere un urlo nella carne
che certo già avevo covato fin dentro le ossa
come se tutti i miei morti nel midollo fossero risorti in me insieme
con schiere di altri là in quello specchio
infestando il fondo del pozzo il secchio di me stessa
che ora mi guardava come se ci fosse
in quei loro riflessi un catalogo speciale di rinascite
una enciclopedia di parole nitide corporee
scritte vicino alla morte e mai lette mai ascoltate
mai viste prima c’erano luci in quei vocabolari amalgame
di barlumi sprazzi di voci di terra
echi felici che avevano dato alle mie mani
la capacità improvvisa di poterle raccoglierle per farne un’acqua da bere
direttamente dal secchio
calato nell’acqua e dentro la corrente.
Da un incessante addio la parola
tempestosa mi chiedeva che crollassi
io tutti i miei io incisi nella carne da secoli
come febbri da cui non eravamo mai guariti.
In quel bilico di forze stavo sull’orlo
quasi in caduta i piedi a fior di terra sospesa
ad un grido che ancora mi teneva stretta qui ad un filo
senza scampo in attesa di qualcuno, l’altro,
che ancora tardava a raggiungermi.


è sempre tutto così strano @_@
i morti risorti, gli echi, le parole corporee, l’acqua da bere che è soma (altrove)
luna ottava seconda
natura morta viv’a ché di sorte
risorta fior’affiori come lama
di bujo: stel’instelli di diorama
ch’illuda: d’irreale veda torte
parole, man tramando, not’ignote:
il som’assemplj tumido l’umore
in vitr’o vitreo cristallo: cuore
di tenebrante sono, le remote,
d’un eremo ‘venienti , quali d’eco
narcise gutte, nuclenucleando,
CIAO GIOVANNI! Quando tutte le lingue fanno parola ed eco allora siamo dentro l’inizio,l’oro dell’origine.Ciao, grazie.ferni
Raramente riesco a leggere poesie che vadano al di là di una ventina di capoversi. Per me è come una specie di ritrosia. Quasi sempre dopo i primi versi azzeccati (quelli che hanno dato l’abbrivio al poeta) trovo molta “costruzione”, più “mestiere” che vero sentimento. Ma questa è una mia innata idiosincrasia.
Devo invece dire che il Tuo pezzo è riuscito a catturarmi. Solo alcuni piccoli nei, ma del resto, questo è quasi necessario ad una poesia di più di 10 versi.
Quindi vorrei che i complimenti che Ti rivolgo non siano presi per formale cortesia.
E’ difficile trovare in giro qualcosa che valga la pena leggere e che, una volta fatto, richieda la rilettura.
Una sola parola dunque: brava!
Ringrazio, un po’ in ritardo per l’attenzione della lettura e per i complimenti, doppiamente graditi.Condivido il fatto che ci sono dei passaggi da rivedere, ma questo è il mio block notes, perciò tutti i testi sono passibili di revisione, e non una sola volta ma…più e più volte in un arco di tempo che non è breve. Grazie, di nuovo, a risentirci, spero.fernanda
è un testo particolare in cui affiorano voci profonde, eco, misure di una densità non sempre sondabile.Ciascuno ha il suo pozzo e in quella profondità, che valica anche se stessi, c’è la possibilità di ricongiungimento con tutti gli altri, che si credono esterni.Un bel testo. Johan
un testo lungo sì, ma per scendere in profondità serve una misura diversa dall’istantanea. Grazie per questo viaggio.alberto
è molto inquietante e, allo stesso tempo, seducente questo percorso che procede con lentezza e apre non solo a se stessi, ma all’altro, il proprio prossimo.Piaciuto.
dalla prima all’ultima battuta una lettura che richiede impegno, addirittura coraggio:ti chiede di guardarti, di guardarsi. Dario
non so se sia l’età, ma questo testo potrebbe essere la descrizione del viaggio che spesso inauguro quasi quotidianamente e che poi, anche per paura, evito di concludere. Ma sì, è la strada per trovare la porta di se stessi che mette in collegamento con gli altri.Ciao Fernanda, Giulia.
sono ammutolito, mi prende l’acqua alla gola.Ci sono memorie sepolte profondamente in me che questo testo fa riemergere e,non so se volgio farci i conti.Comunque è certo un buon testo. Ernesto
il finale mi fa pensare alla suggestione del pozzo/caduta
giù potrebbe esserci l’altro/altrove
forse un rovesciamento dei luoghi, un cambio nel passo..
ci sto pensando da stamattina
grazie, Elina
ciao a tutti e a tutti un grande grazie.Sto scrivendo le parole nel pozzo, visti i tempi che corriamo, perché secondo me stanno andando a morte tutte, tutte le parole che univano, ora sono state messe ai ferri, tutte le parole che portavano legami emotivi, affettivi, sono diventate squadre d’intervento.Questa allora è una via per liberarle nell’acqua della falda, da cui attingiamo la vita, dando a loro una degna morte. Con rinascita, magari, oltre questi giorni,però
la rinascita muove e giustifica l’acqua che scorre
partecipiamo del flusso vitale che ancora ci ospita
altrimenti il nostro agire non avrebbe senso
ciao Fernanda
ci saranno altri testi a seguire, per ora ne ho scritti due, questo e un’altro ancora in revisione.ciao.ferni
Particolare, densissimo di significati e richiami, un testo da leggere più e più volte , per individuarne una chiave interpretativa che, a mio parere, si fa universo di lingue e di acque. Grazie, Ferni.