Doveva semplicemente aprire la porta

by fernirosso

Erano passati quasi trent’anni.

Nessuno era riuscito a fermarla. Era partita.

Era partita senza dire una parola. Se ne era andata.

Senza mandare una lettera. Un segno.

Qualcosa che dicesse che era viva.

La casa aveva ancora i suoi libri

le poche foto che non aveva stracciato.

Forse i ricordi.

I ricordi

galleggiavano intorno alle pareti.

E le lasciavano  all’apparenza intatte. Irriconoscibili.

I giorni. Le porte. Le luci e le ombre.

Passo dopo passo

dal corridoio della sala d’attesa fino alla porta della sua stanza

la casa stava ordinata dentro la sua testa.

Ora la testa stava appoggiata al legno.

E con un dito rigava l’aria    transitava in quella prima stanza.

Da fuori.

L’aveva vista

così tante volte  ridisegnata

mettendola a disposizione di una punta di vendetta.

Non c’era mai stato spazio là dentro.

Quella casa non aveva una voce. E la sua

si perdeva tra le fughe  del pavimento e gli scoli dell’acqua.

Polvere

gli anni trascorsi sopra gli oggetti e i rumori dell’uso quotidiano

di una presenza più volte composta.

Il brusio recitato

delle suole delle scarpe sopra la superficie lieve del silenzio.

E lei  da ogni parte. Senza esserci mai.

Senza un grido. Senza un gesto. Senza attese né incertezze.

Doveva semplicemente aprire la porta.

Niente     oltre quel limite

stava più al suo posto.

Se non io

dentro di lei.