Quando venne il tempo
by fernirosso
non rimase ad aspettare che la tempesta le rovesciasse la vita.
Sentiva
senza guardarci dentro
che era venuto il momento.
Lei diceva che c’era
un nido di vespe dentro la testa e nella pancia
un nero carrubo contorto.
Diceva
che le serviva una lama affilata o un’unghia e una fiamma
da piantare con precisione nel ventre del suo albero.
Serviva una luce al legno
serviva un po’ di cielo sotto il suo cappello e gusci
di altri nidi. Voli.
Guardò nell’acqua del secchiaio
come sul fondo del torrente.
Ne cavò un piatto unto d’ olio
che ancora grondava.
Era suo quel rosso. Quel sangue corposo.
Era sua la ferita apertasi
appena sotto la cinta.
Fiottava dentro il secchiaio
come scrivendo un’ ultima volontà.
C’era luce in quel liquido fluido.
C’erano i semi del suo carrubo.
Una grazia che non sperava più di vedere.
Piantò la lama più dentro
al fondo del ventre come fosse un secchio
ormai tutto segnato della sua sostanza.
Nell’attimo in cui si riconobbe
cadde.
Sul pavimento
si contorse. Fu solo un istante di silenzio
nell’attimo dello schianto.
In quello
s’era spezzato il suo carrubo.

se si sente così è perchè ci si è passati.
se si scrive così è perchè si è conosciuto l’essenziale.
carlo c.
La ringrazio,ferni