Ancorata e al largo

by fernirosso

dentro  c’è  sempre  una guerra

dal giorno in cui ci si allontana dalla casa

la nostra prima casa.

Ricordo che mia madre mi consegnò poche cose

quelle che secondo lei mi sarebbero servite.

Gli abiti  i quaderni una cartella

un mazzetto di colori legati con un filo elastico.

Non pensava  invece che erano molte

moltissime le cose da cui mi aveva strappato

e a viva forza  le aveva traslocate lontano

in un luogo che allora mi era inaccessibile

depositato profondamente in me

che avrei raggiunto dopo un tragitto in avanti

dentro tutte le separazioni della  vita

giù

nel nucleo di quella lacerazione che ancora era viva

ed era in me un pugno

chiuso nella luce dello stomaco

recintato da una spessa cortina di sangue.

Era perché aveva una scrittura semplice

quel tempo che il dolore della lontananza

il desiderio di ritornare nei luoghi dell’infanzia

aveva travestito la memoria

camuffando i vocaboli  con spessi fantocci nati da altri pensieri

mescolando il buono del pane dentro una sostanza ammuffita

nel fitto bianco di un lievito senza corpo.

Ma nulla va perso nella sacca delle nostre giornate e capita

che quanto sta sotto

si rivolti

come la terra in un’altra semina e brilli

ciò che stava sepolto

disposto con il volto alla luce

perchè lo si veda finalmente chiaro

oltre il fuoco che lo brucia.