Ancorata e al largo
by fernirosso
dentro c’è sempre una guerra
dal giorno in cui ci si allontana dalla casa
la nostra prima casa.
Ricordo che mia madre mi consegnò poche cose
quelle che secondo lei mi sarebbero servite.
Gli abiti i quaderni una cartella
un mazzetto di colori legati con un filo elastico.
Non pensava invece che erano molte
moltissime le cose da cui mi aveva strappato
e a viva forza le aveva traslocate lontano
in un luogo che allora mi era inaccessibile
depositato profondamente in me
che avrei raggiunto dopo un tragitto in avanti
dentro tutte le separazioni della vita
giù
nel nucleo di quella lacerazione che ancora era viva
ed era in me un pugno
chiuso nella luce dello stomaco
recintato da una spessa cortina di sangue.
Era perché aveva una scrittura semplice
quel tempo che il dolore della lontananza
il desiderio di ritornare nei luoghi dell’infanzia
aveva travestito la memoria
camuffando i vocaboli con spessi fantocci nati da altri pensieri
mescolando il buono del pane dentro una sostanza ammuffita
nel fitto bianco di un lievito senza corpo.
Ma nulla va perso nella sacca delle nostre giornate e capita
che quanto sta sotto
si rivolti
come la terra in un’altra semina e brilli
ciò che stava sepolto
disposto con il volto alla luce
perchè lo si veda finalmente chiaro
oltre il fuoco che lo brucia.

Cara AMICA, questi pensieri che hai scritto mi hanno commossa e mi hanno fatto avvicinare a ciò che anch’io spesso non ho il coraggio di sentire perchè tutt’ora mi fanno male ..però queste ultime riflessioni mi hanno dato quella “coscienza positiva”
“Ma nulla va perso nella sacca delle nostre giornate e capita
che quanto sta sotto
si rivolti
come la terra in un’altra semina e brilli
ciò che stava sepolto
disposto con il volto alla luce
perchè lo si veda finalmente chiaro
oltre il fuoco che lo brucia.”
GRAZIE,tu esprimi con le parole tutti quei sentimenti, quelle emozioni , quegli incantesimi, quei dolori, quelle speranze che io sento ma non so dire. Un bacio, cara, dolce Ferni, Lorenza
grazie,ti abbraccio anche con la memoria.f
il testo è uno specchio d’acqua in cui guardare.
la memoria è acqua, labile, sfugge al controllo della logica, una tasca scucita da cui scivolano via sensazioni, immagini, suoni
a volte ho paura di perdere certe visioni, ancora intatte
(così sembrano) e mi assale l’ansia che si allontanino per sempre
(anch’io avevo un elastico a unire un pugno di matite..)
grazie