Qualcuno
by fernirosso
emilio merlina-unidentifiable passport
- Qualcuno sta sempre per andarsene
qualcuno è già sul punto di tornare.
Fuori
da qualche parte là fuori ci sono altri
come te intenti a vivere come te
intenti a morire non sanno
non sanno che ciò che vive
è mistero.-
Mi ero appoggiata al muro
cinta dal regno delle ombre che sul limite degli alberi
affievoliva le voci i suoni di qualcosa
che voleva farsi presente.
Dentro le ossa di quelle vecchie architetture
nei mausolei dei primi antenati
come in una reggia del tempo o in una fossa comune
vecchi rami e i tronchi filavano la loro sostanza verde
come un lievito che nella morte ingemma la vita e sfrigolavano gli insetti
nei troni della polpa nei tagli del mantello
minute colonie d’acqua regolavano il flusso della linfa
la vita e la morte come i due lembi di una sola fiamma
in quelle statue di pietra viva ancorata al defunto.
- Devi soffiare sul fuoco
Devi soffiare sul mistero
scomporlo e riporlo
dentro il candore dei giorni
all’orlo della notte mentre ti componi a dormire. -
Il campo si stendeva oltre la misura dell’occhio
oltre il volo degli uccelli che si posavano ora su un tetto ora
sulle pozze d’acqua qui e là aperte tra le case dei sepolti.
Il mondo non diceva una parola
e i vivi sfilavano quasi di fretta sotto lo spioncino della guardia
a lato del viale. Un angelo di ferro ormai arrugginito
sventrato quasi dall’acido delle piogge e dalle tante muffe
che erano risalite lungo il suo fianco fino al volto
adombrava di muffe il ciglio dell’occhio.
Forse un nido di vespe o di mosconi dava i turni di sorveglianza
a voli di ricognizione dal suo ventre fino alla guancia di un bambino
con la faccia coperta da un velo
come a nascondere, per pudore, il tratto onnivoro della peste.
- Devi soffiare sul fuoco e sulla pietra
non dice la verità quella parola incisa tra le date.
Lì, in quell’involucro di marmo non riposa la morte.
Svelta continua il suo lavoro assisa tra le vertebere
degli uomini nel sangue incista le sue uova e aspetta
lenta la loro schiusa. -
Mi spostati un poco di lato
come se il vento che aveva rinforzato il suo respiro
potesse congelare in me un ultimo soffio
come la striscia di un verme che con metodico incedere
si lascia rinvenire per quel segno. Un soffio
ripetevo, soltanto un soffio è il segno per sapere
nello specchio se ancora c’è vita.
Poi . Poi, mi dicevo, sentirò la voce che mi chiama
- qui con me oltre
passa la pietra la menzogna. Non guardare.
Non misurare il regno nel segno dei tuoi piedi.
Tu sei solo un’ombra. Non si muove l’acqua del tuo specchio. -
*
18 ottobre 1913 /2010 – A mio padre, nel giorno del suo compleanno.


un testo denso ricco colto pregno.Un ottimo testo.
Grazie ancora.f
Un testo molto impegnativo, a volte di una particolare lentezza, a volte di una sorprendente capacità di andare molto oltre la scrittura stessa.E’ come se cercasse di toccare lo spazio tra le cose, non solo gli oggetti.
non credo sia semplice evolverci attraverso competenze di questo genere,dolorose, appunto.Grazie per la lettura.f