Senza di te non so più che fare

by fernirosso

Dominic Besner


- La novità sarebbe questa?

- No, giuro, non lo sapevo. Ora, solo ora lo so. Non volevo disfarmi.

Dopo tutte quelle diluizioni nel sangue, dopo tutte quelle ventose

quelle  gole, aperte e chiuse come una diga sull’argine, tu,

che scorrevi aderente al fiume , in me perso, un peso

morto su tutte quelle ore trascorse a mentire

per  mettere un po’ d’ordine alla recita della mia normalità, dopo  tutto

di questo me ne sono reso conto. Senza di te non so più che fare.

Io non sono più il tuo tu, perché non ho più il mio io

e la tua coscienza mi pesa

mi pesa sulla mia

coscienza che mi allarga,

quanto l’essere    tu    un senza corpo

mi involucra in una sindone che non è

quello che sono, un vuoto corpo a tua disposizione quando vuoi

essere me in un te stesso che non arrivo a conoscere

se non per quella forma del corpo, vista in faccia e mai raggiunta

nel profondo. Tu che porti il mio nome legato ad un niente

una grafia che segna sulla carta una falsa identità comune: io tu e tu me,

come se l’anagrafe volesse vederci  senza avere

occhi per poter vedere. Legale dicono sia questo anomalo convivere

dei segni con forme che non hanno una sola sostanza. In terra

ho radici lunghe come trame d’albero antichissimo

anello per anello ogni cerchiatura un passo dentro la mia storia

una cervice sapiente che nessuno ascolta perchè non ha

parola la sua universalità. Questa cerimonia

dello scambio delle coppie: copie io te e tu l’altro, chissà con quanti

ancora hai fatto il calco. Lo so da come vedo

in questo manicomio di pensieri progredire i numeri

maestri nell’arte del corto metraggio. Quanto disti tu da me? Una porta!

E, sì io, mi ricordo di tutta la tua vita esattamente uguale

a quella che mettevo in scena per loro, gli altri me, loro, tutti

quelli che adesso non sono,  ma so che in questo quotidiano farsi delle farse

far sè in realtà non è che memoria del mi dollo

e la mestizia non mi ammalia. Così ti ho relegato e regalato un libro

di memorie, e parche tutte le scritture

hanno tagliato il filo che ci univa in un cordone di nascite finite

così, sulla carta, avvelenando tutti

gli altri che si dedicano ai trattati e

alle lettere tra noi.

Loro, loro non sanno chi  di noi sia

quello che si mostra.