Le cose

by fernirosso

Enrico Gori- rito Maya

le cose non hanno più un nome proprio

le cose ci vengono addosso come tutti quelli che le vendono

e ce le impongono fingendo di simpatizzare con i nostri problemi.

Soldi.  Ciò che si vuole sono i soldi

stampati apposta da una zecca ma

non si possono mettere subito in tasca

devono circolare per    casa nostra

devono fingere di produrre lavoro

che sempre più termina

il secondo giorno che ti hanno preso in prestito

da un’agenzia che cura

gli affari loro   dei terzi  che non hanno una faccia come la tua.

E tu ci vai al lavoro

ci vai perché speri

è questo che vogliono    che tu speri

fino ad un segno e poi scivoli dentro le loro tasche a forma di tagliola.

Niente ricorsi niente scioperi

non puoi rivoltarti a sputare su quelli che

ti riempiono per un giorno il piatto.

Non c’è altro patto che questo:

tu sei il mio schiavo fiduciario

non mi sarai mai contrario

e quando voglio ti cambio come si cambia un refill

e ricomincio a battere la piazza

sempre piena di poveracci che non sono più diavoli

e come te battono battono la strada per arrotondare il soldo

si fanno solida taglia di un corpo contundente che spacca il presente

in vortici di disperazione tra persone che hanno lo stesso sangue.

Le cose hanno un buco profondo

attorno ci cresce un an(n)o gigantesco

fatto di vetri e vetrine di divieti e pro secco

dove non pianti nemmeno i bulbi dei tuoi occhi

tanto è duro quell’asfalto si ringrazia persino la tempesta.

Ci passano sopra le cose come palle di ferro

come un rutto del gigante che trema la terra qui o là

a seconda della voglia e di mille ragioni che restano avvitate

alla tua vita senza che tu lo sappia  non c’è nessuna comunicazione.

Le cose  le cose ci vengono addosso

ci formano il nervo traslucido dell’occhio

ci accerchiano le cose

senza che  formuliamo più un pensiero o una parola che non sia

ancora una volta la stessa  identica voglia  di

cose e cose su cose di altre

cose anche loro.