mi sono sempre sentita dire
by fernirosso
Martha Nieuwenhuijs- blu
di scendere dalle nuvole
eppure ogni volta mi sono sentita certa
erano gli altri a praticare cime di montagne impraticabili
gli altri a non vedere la soglia dei mondi
in cui si inoltravano cammin facendo.
Mondi d’aria palazzi di stelle fortezze di luce su dirupi di buio.
Mi balenavano chiare le maree dei secoli
come da feritoie della storia di un unico uomo
una rubrica di nomi stratificazioni di guerre amnistie
gusci di vite divelte sconvolte nel chiuso di torrioni di brutalità e crimine.
Oltre al di là del vuoto in un altro aldilà
un cielo di marmorino traslucido di opale
posato sugli altari delle nuvole
segnalava catastrofi silenziose che si riversavano in pioggia
e neve filando arazzi di cirri doppie cremagliere di nembi
in tutti i troni dei grigi tripli multipli cieli di stoffa
organze iridescenti su cui soffia la vita da profondità inaudite
e la morte le fa’ lo sberleffo
dal suo lungo impareggiabile sonno di drago sepolto
tra vapori di mercurio e fibre di asbesto.
E corrono camminano e
scendono salgono
raccolgono storie quelle nuvole di messaggi da archivi segreti
da mari di silenzio tra abiti di strega o magiche velature
di volti di ragazza o fanciulle dormienti come su un letto di salici
licci di trame e ordito di cavalieri e armi cavalli
e cavalli su valli a vapore li senti tuonare
tornare avanzare lo schianto dello zoccolo
e le corse del cinghiale in selve tetre oscure disperse tra vicoli e vie
dai lembi occidentali della terra fino alle cime delle torri a bordo dei sogni
e poi lave dirompenti torrenti di muraglie radici
lance di rose schierati baldacchini d’oro e d’argento
vividi soli tra i fori dei giorni e le agende delle notti.
E l’occhio scrive in quegli arazzi
mutevoli forme e spezza il filo e gli argini della ragione slaccia i suoi torrenti
traboccante la voragine agitata delle correnti. Aria.
In vuoti d’aria ciclopi in groppa a mufloni in gruppi fitti
di nuvole grandiose si lanciano dal loro unico occhio di leggenda
a capofitto contro le montagne. Di sasso la logica di fronte ai cicloni
trasformata in crepacci e seracchi nelle mutevoli incisioni del maestrale
soffi di vento sbuffi e messi d’aria si radicano in terra sradicando
la noia degli arbusti in un turbine di rami di semi di tuoni di suoni.
Un inchiostro di polveri scrive dovunque sulla crosta delle cose
appiana le loro antiche forme
raccoglie nuove cinematografie di apparizioni .
Senti la senti la cannula all’orecchio
il polmone di migliaia di soffiatori incanalare nella stanza delle nuvole
un fiato caldo comporre il loro respiro in gridi e
nidi formare da dentro i gusci frantumati
come echi di segni sillabazioni di parole ancora da inventare
precipizi di vocali in vacanti galassie
equilibri su confini di mobili comete.
Di nebbia e di nuvole il mio volto
si affresca d’ombre come antichi accampamenti di visioni della mente
ma sgombro in un cielo intermedio vedo il mio sguardo galleggiare
tra il vento e i colori come un regno nuovo un regno senza misura
illimitato spazio
di ore una creazione dopo l’altra in padiglioni azzurro paradiso
dove non tramontano mai
le nuvole tra cui mi stendo.


quante voci, età, direzioni, elementi tra vita e favola, un regno di nuvole in terra che conosce (e come!!)le stagioni, fino ad appartenere ad uno spazio che non ha confini
se mi chiedo chi possa essere il lettore di questa scrittura rispondo chi sa guardare fuori da ogni dato, da ogni lato, in visioni che si moltiplicano ampliando il respiro
grazie
Elina