parole dette senza dettato

by fernirosso

w. walkuski


persino parole cementate

mi crescevano senza che io lo volessi

si cimentavano tra i muscoli e la lingua interdetta da tanto rumore.

Facevano baccano le parole rotolavano

dentro la gola si precipitavano nell’orecchio

per perdersi e perderci perfino il fiato giù: nel cavedio

di un’arteria nel grosso del rosso nel sangue del vituperio

dove tutte le follie e le dimenticanze si fanno pasto ai linfociti

ai basofili alle piastrine del nostro mosaico interiore.

Creature mai decantate, incatenatesi, dentro

quel corpo che vuole parole

parole che cantino bene appena svegli che ingrassino

i neuroni suonino dei loro bei sonagli la cremagliera di tanti pensieri

scorsi via dietro le tendine del treno dei ricordi.

Arriva il giorno che alla stazione le parole non ti dicono il binario

tanto il treno è sempre lo stesso qualunque sia la slitta che s’attacca alla corrente.

A passarti una volta c’era Caronte ora da questi nostri letti d’ospedale

nei ghetti delle ombre dove abita la morte ci sono solo i faccendieri

di qualche agenzia che passa il lauto lavoro ai membri di famiglia.

E’ una casta quella dei necrofori, tanto quanto quella dei banchieri

dei notai dei giudici di corte. Il lavoro sui morti è un lavoro che rende

basta farci l’abitudine, in fondo i morti sono quelli che non hanno più parole

e non rompono i gesti di nessuno.