L’idea è che Natale sia Natale- N39-Silvia Rosa
by fernirosso
julia nikonova
DICEMBRE VENTICINQUE
Dicembre venticinque giorni
a ritroso
contavo i chicchi di neve la somma
di zucchero spolverato sulle strade
asfalto il peso esatto catrame
un mucchietto di gelo montato
in spuma di ore venticinque
una di attese da raccogliere spillare
tra le luci intermittenti che schizzano
gialline tutt’intorno malinconiche,
il mio dono la tua barba bianca
- bianca o era nera o non era? -
Babbo Papà Natale
ti ho scritto venticinque letterine – anni
(non) ti amo infatti non ho smesso di aspettarti
e di cercarti e di credere che esisti
in ogni uomo che mi stringe un fiocco
rosso nella carne
- sono io il giocattolo a buon prezzo il dono -
.
quest’anno quest’inverno
questo numero di ghiaccio venticinque
aghi di pino a pungermi le palpebre
regalami l’incanto d’un abbraccio
una carezza un passaggio – tienimi -
sulle tue ginocchia
contami appesi alle dita della mano
venticinque desideri tutti uguali
- amami come sono
non sono stata buona forse, è vero
.
ma tu, Padre, tu nemmeno.


Molto bella! Originale.
Rosaria
Uno stile davvero originale. I nostri desideri, invece, rimangono “tradizionali”…
Veramente particolare, personalissimo lo stile. L’ ho apprezzata molto. dmk
Cara Ferni, grazie di avermi accolta qui, ne sono felice :-))
Sul Natale credevo proprio di non aver nulla da dire, e invece a volte la scrittura riesce a sorprendere parole nascoste che non si credeva nemmeno esistessero dentro sé, riportandole in superficie…
Rosaria, Loredana, Dmk (perdonami, non so il tuo nome): grazie di aver letto e di aver lasciato un commento per me :-))
Un caro saluto a tutti e *auguri*.
Bellissimo il finale a sorpresa di questa poesia che riporta la figura archetipa del Padre nella dimensione inquietante del quotidiano aldilà della contingenza zuccherosa della ricorrenza natalizia. E naturalmente straordinaria la sapienza ritmica e stilistica di Silvia nel saper preparare questa sorpresa- pacco- dono attraverso avvicinamenti progressivi che incantano dapprima, poi precipitano con una sottilissima e “dolcissima” violenza.
Davvero molto bello questo testo,che guarda con nitidezza tra le avversità della vita,la propria vita e cerca le motivazioni, le proprie incapacità,anche se poi carica anche l’emento assente,il padre,equiparandolo a sé. Annabelle Costantin
la tematica del Padre con le sue ombre/luci, ma anche allo stesso tempo l’Uomo/Mito/Pupazzo che si scioglie con la neve.
Molto bella anche nella forma.
abele
un testo particolarmente pungente, come gli aghi del pungitopo, e sempre verde sembra la punta di rimprovero sollevata nei confronti del padre, che dovrebbe dare luce,riferimento,conforto,l’aiuto per crescere.
Francesco, Annabelle, Abele, Giuly, vi sono molto grata di esservi soffermati sui miei versi e delle parole che mi restituite. Una forma di pudore, che sempre mi assale dopo aver scritto e consegnato i testi allo sguardo di chi voglia leggerli – e accoglierli -, mi impedisce di aggiungere altro: *grazie* ad ognuno di voi.