FERNIROSSO webBLOCK

(ap)punti dall'arte

Month: gennaio, 2011

se potessi

fernirosso

Se potessi arrotolare

il cielo in un segno

se potessi in un gorgo

deporre tutte le stelle Leggi il seguito di questo post »

Con i miei pugnali d’aria

Roberta Coni

 

e le falangi delle mani

vengo a scrivere la pena della serpe  inchiostrata nel mio ventre.

A declinare vengo   le rose del mio sangue  per stanare  l’insetto o il verme

della parola concupiscente  che in me ha generato l’oltre da quel primo istante Leggi il seguito di questo post »

senza fascinazione

Ermenegildo Atzori- Itaca

le parole non hanno spazio tra i denti
non sono luoghi le loro uova d’ore
non sono tempo nei vuoti delle nostre
vite.
Il qui non ha distanza
non è ora ma tempo che brucia istantaneo
non c’è negozio né baratto
non c’è lontano un dove
in cui disporre a cremagliera ciascuno il proprio viaggio.
non c’è tramite né tramante architettura del ritorno
Sovrasaturo il presente segna il fondo
non decanta il sogno
dichiarata è solo una falsificata forma
testimonia un’asfissia
la carcerazione in cui si vive l’assalto di un futuro
dentro i fondi di un talk cafè.
Affanno incomprensione affollamento
e un’ unica sosta. Itaca petrosa non accoglie più
i passi di nessuno.

Ogni giorno oggi

louis treserras berit


Ogni volta la stessa ora molesta

che oscilla come una lancia

nella cassa della pendola

parola che ausculta ogni nostra mancanza Leggi il seguito di questo post »

le coeur à la corde

.

Stava sulla corda. Saltava

l’accordo correva si fermava

non aveva mai tenuto dietro a niente  se non ad un impulso.

Il cuore stava alla corda come una nave pronta a salpare. Si avviluppava Leggi il seguito di questo post »

ci sono luoghi che stanno fermi

.

dentro gli spazi

che creiamo vuoti

dentro le minime e le crome di una musica che crediamo Leggi il seguito di questo post »

contrappunto per alma

Nessuna traccia. Nessuna. Tu stavi

a chilometri di distanza. Date

soltanto date

ci tenevano sospese in soluzione Leggi il seguito di questo post »

Come frutti dimenticati.

Michiel Schrijver

Nell’orto  nella grafia dell’acqua del lavatoio

il gelo trascrive le foglie delle felci in rigature di diamante

e i mesi s’invenano ora per ora nella cerchiatura del vento

come frutti dimenticati fanno quadrato al cielo e  specchiano l’acqua di quel loro vecchio secchio. Leggi il seguito di questo post »

In viaggio

ronald bowen

volevo raggiungere un ostaggio

Si tratta del viaggio più bello della mia vita

dall’infanzia fino  a qui  e  da  questo oggi retrocedendo

senza un addio e senza un bagaglio Leggi il seguito di questo post »

ON(L)IRICO PASSAGGIO

E finalmente stava accadendo.

Mi stavo trasformando.

Sulla testa il corpo

di un uccello aveva fatto il nido Leggi il seguito di questo post »

Un memorario

Katrin Alvarez- miserere

la vita e

l’orizzonte che si chiude dentro
l’odore di ogni istante.
Si avvicina si fa Leggi il seguito di questo post »

La tavolozza versò i colori

Anke Merzbach

Lancia i dadi, apri la porta

la luna aveva indossato il rosa
altalenava la parola elastica
di vecchio grammofono tra pendoli a cucù Leggi il seguito di questo post »

tragica la voce dell’usignolo

Daniel Torrent- Filomela

dice di filomela la storia terribile

del vizio e della violenza che un uomo agì

per amore

dal cuore della sua voglia Leggi il seguito di questo post »

di(l)luvia

.

sono qui da molto
ore  forse
ma come la lepre non conosco
la durata del tempo

la mia misura è la corsa e il salto
l’ampiezza del campo nel folto dell’erba
la linea curva del dosso il fosso e un cielo che mi scorre sul corpo come un manto.
Sto    in un nido di paglia in una tana di vecchi legni
tra rami scorticati dalle roncole
che chiudono il mio sguardo a semicerchio
nella tagliola perfetta dei miei occhi.
Sto chiusa    come un qualsiasi uccello
gli arti lungo il corpo e la testa china.
Ascolto
il mio corpo d’acqua farsi canto
di (l)luvia.
Fitta
continua
si semina
nei campi  estrae  odori  di profondità
e dagli alberi   alti linguaggi
tra scritti nell’azzurro   traduce il ventre del silenzio
in brecce
sento     il mio corpo coprirsi
di brividi   una lieve lanugine di tremiti
mi trattiene ancora più in basso   sotto
la coperta di fieno calda avvolgente
quasi palpitante.
Sento che anche là   in quei fili ormai senza più vento
una corrente elettrica mi scorre e come un nuovo dizionario
sfoglia sulla mia bocca i verbi segna
coniugazioni  e dettati tra cielo e terra.
Antica la mia bocca
pronuncia l’unica parola possibile
in quel gorgo di estremi    ancorata al silenzio
affina in me la sua lingua. E finalmente
imparo.

Mi sono messa in gabbia

 

Egon Schiele

perché non volevo mi toccassero

non volevo sentissero la corrente

ho lampi che mi sbrecciano le ossa

compassi nel  fiato. Leggi il seguito di questo post »

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