se potessi
fernirosso
Se potessi arrotolare
il cielo in un segno
se potessi in un gorgo
deporre tutte le stelle Leggi il seguito di questo post »
fernirosso
Se potessi arrotolare
il cielo in un segno
se potessi in un gorgo
deporre tutte le stelle Leggi il seguito di questo post »
Roberta Coni
e le falangi delle mani
vengo a scrivere la pena della serpe inchiostrata nel mio ventre.
A declinare vengo le rose del mio sangue per stanare l’insetto o il verme
della parola concupiscente che in me ha generato l’oltre da quel primo istante Leggi il seguito di questo post »
Ermenegildo Atzori- Itaca
le parole non hanno spazio tra i denti
non sono luoghi le loro uova d’ore
non sono tempo nei vuoti delle nostre
vite.
Il qui non ha distanza
non è ora ma tempo che brucia istantaneo
non c’è negozio né baratto
non c’è lontano un dove
in cui disporre a cremagliera ciascuno il proprio viaggio.
non c’è tramite né tramante architettura del ritorno
Sovrasaturo il presente segna il fondo
non decanta il sogno
dichiarata è solo una falsificata forma
testimonia un’asfissia
la carcerazione in cui si vive l’assalto di un futuro
dentro i fondi di un talk cafè.
Affanno incomprensione affollamento
e un’ unica sosta. Itaca petrosa non accoglie più
i passi di nessuno.
louis treserras berit
Ogni volta la stessa ora molesta
che oscilla come una lancia
nella cassa della pendola
parola che ausculta ogni nostra mancanza Leggi il seguito di questo post »
.
Stava sulla corda. Saltava
l’accordo correva si fermava
non aveva mai tenuto dietro a niente se non ad un impulso.
Il cuore stava alla corda come una nave pronta a salpare. Si avviluppava Leggi il seguito di questo post »
.
dentro gli spazi
che creiamo vuoti
dentro le minime e le crome di una musica che crediamo Leggi il seguito di questo post »
Nessuna traccia. Nessuna. Tu stavi
a chilometri di distanza. Date
soltanto date
ci tenevano sospese in soluzione Leggi il seguito di questo post »
Nell’orto nella grafia dell’acqua del lavatoio
il gelo trascrive le foglie delle felci in rigature di diamante
e i mesi s’invenano ora per ora nella cerchiatura del vento
come frutti dimenticati fanno quadrato al cielo e specchiano l’acqua di quel loro vecchio secchio. Leggi il seguito di questo post »
ronald bowen
volevo raggiungere un ostaggio
Si tratta del viaggio più bello della mia vita
dall’infanzia fino a qui e da questo oggi retrocedendo
senza un addio e senza un bagaglio Leggi il seguito di questo post »
E finalmente stava accadendo.
Mi stavo trasformando.
Sulla testa il corpo
di un uccello aveva fatto il nido Leggi il seguito di questo post »
Katrin Alvarez- miserere
la vita e
l’orizzonte che si chiude dentro
l’odore di ogni istante.
Si avvicina si fa Leggi il seguito di questo post »
Anke Merzbach
Lancia i dadi, apri la porta
la luna aveva indossato il rosa
altalenava la parola elastica
di vecchio grammofono tra pendoli a cucù Leggi il seguito di questo post »
Daniel Torrent- Filomela
dice di filomela la storia terribile
del vizio e della violenza che un uomo agì
per amore
dal cuore della sua voglia Leggi il seguito di questo post »
.
sono qui da molto
ore forse
ma come la lepre non conosco
la durata del tempo
la mia misura è la corsa e il salto
l’ampiezza del campo nel folto dell’erba
la linea curva del dosso il fosso e un cielo che mi scorre sul corpo come un manto.
Sto in un nido di paglia in una tana di vecchi legni
tra rami scorticati dalle roncole
che chiudono il mio sguardo a semicerchio
nella tagliola perfetta dei miei occhi.
Sto chiusa come un qualsiasi uccello
gli arti lungo il corpo e la testa china.
Ascolto
il mio corpo d’acqua farsi canto
di (l)luvia.
Fitta
continua
si semina
nei campi estrae odori di profondità
e dagli alberi alti linguaggi
tra scritti nell’azzurro traduce il ventre del silenzio
in brecce
sento il mio corpo coprirsi
di brividi una lieve lanugine di tremiti
mi trattiene ancora più in basso sotto
la coperta di fieno calda avvolgente
quasi palpitante.
Sento che anche là in quei fili ormai senza più vento
una corrente elettrica mi scorre e come un nuovo dizionario
sfoglia sulla mia bocca i verbi segna
coniugazioni e dettati tra cielo e terra.
Antica la mia bocca
pronuncia l’unica parola possibile
in quel gorgo di estremi ancorata al silenzio
affina in me la sua lingua. E finalmente
imparo.
Egon Schiele
perché non volevo mi toccassero
non volevo sentissero la corrente
ho lampi che mi sbrecciano le ossa
compassi nel fiato. Leggi il seguito di questo post »