ho costruito un cilicio di sillabe

by fernirosso

Shiloh Jenz

dove m’in(te)tano come in una prigione un corpo
m’involucro come  una fiamma che di se stessa si spegne
ignorando la cenere che resta e  chi le sopravviverà.
Immondizia e santi non sono così lontani né così diversi
i loro versi     rifiuti entrambi
prodotti da una civiltà che va in rovina e si macella
senza riconoscere il segno né l’odore del suo sangue.
Quotidiano il corpo
è l’alimento di Narciso volto ancora verso un vuoto nuovo
specchio che la luce flette in  altri
deflorati specchi di una  realtà qualunque.
Verità è d(e)roga
di se stessa in questo perimetro
il manicomio conta i suoi membri alzati
verso un’orrendo coito.Rovina e morte e buio
cantano il silenzio e si ubriacano di bocche
come torce che bruciano immerse in un liquido seminale di vacue parole.
In questo
deserto un filo sottile di vento
nel niente apre le ferite più recenti e dentro
v’insemina pulci e scorpioni come fiori macabri e carnivori
che avidamente cercano in quel niente d’uomini
la polpa   di una carne guasta.