Come frutti dimenticati.
paolo blendinger
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Nell’orto nella grafia dell’acqua del lavatoio
il gelo trascrive le foglie delle felci in rigature di diamante
e i mesi s’invenano ora per ora nella cerchiatura del vento
come frutti dimenticati fanno quadrato al cielo e
specchiano l’acqua di quel loro vecchio secchio.
Di marmo lasciano il mio sguardo ogni volta che tento
di rubare a loro il mio segreto più profondo. Una vasca di lucci l’acqua
brilla e saltano i colori flettono le gemme
delle stagioni infiltrate dagli archi del salice e della magnolia che sta lì
accanto alla neve nella tana di dicembre e in gennaio già freme
per mettere i pennacchi di un tenerissimo verde mentre gli altri colori
sono le vesti piumate degli uccelli e ballano sui rami la muta
ricamatrice che ancora tarda a svegliare i nuovi nati. Si direbbe che il bianco faccia
da padrone e in marzo sotto il lesto soffiare del vento
disegni decorazioni impensabili e abiti l’organza
del leggerissimo crespo dei mandorli mentre le api e altri insetti a gara
depongono voli nei richiami della vita. Pollini e linfe aprile schizza
sulle finestre tra filature di sonno e fantasie lacustri. Suoni
e segnaletiche di pioggia
dove maggio traguarda i limiti dei suoi recinti
di rose ride giugno con voce larga scalza l’acqua morta
dalla vasca i rossi depone nei suoi pesci come ferri
arroventati fin dentro il petto del fabbro
luglio senza pazienza che corre addosso al battello e nel l’ago-
sto che il mare ha infilzato dentrola cecità del suo unico occhio.
Così scorre il suo dito
fino al lobo di settembre e musica àncora ai labirinti di altra
pioggia che a orecchio canta la popolare ballata di ottobre
sui succhi profumati e i secchi avamposti dell’inverno
nascosto dentro il salice in fermento
spogliato ormai di foglie e con grandi scialli sillaba
la nebbia che siede nel crepitio dei rami e ascolta
nuove le antiche scordate favole del gelo. Sotto
la stessa volta nella casa dell’inverno depone dicembre
la sua bicicletta arrugginita e cigola
facendo rabbrividire chi la sente.
Lascia la corte vuota di passi.Tutte le impronte
dirigono alle case. Nel seme con tutti gli altri
si ritira a meditare se stesso anche questo freddo
e i suoi pensieri incendiaris’inceneriscono teneri
dentro le fiammate del camino.



