Come frutti dimenticati.

by fernirosso

Michiel Schrijver

Nell’orto  nella grafia dell’acqua del lavatoio

il gelo trascrive le foglie delle felci in rigature di diamante

e i mesi s’invenano ora per ora nella cerchiatura del vento

come frutti dimenticati fanno quadrato al cielo e  specchiano l’acqua di quel loro vecchio secchio.

Di marmo lasciano il mio sguardo ogni volta che tento

di rubare a loro il mio segreto più profondo. Una vasca di lucci l’acqua

brilla e saltano i colori flettono le gemme

delle stagioni infiltrate dagli archi del salice e della magnolia che sta lì

accanto alla neve nella tana di dicembre e in gennaio già freme

per mettere i pennacchi di un tenerissimo verde mentre gli altri colori

sono le vesti piumate degli uccelli e ballano sui rami la muta

ricamatrice che ancora tarda a svegliare i nuovi nati. Si direbbe che il bianco faccia

da padrone e in marzo sotto il lesto soffiare del vento disegni decorazioni impensabili e abiti l’organza

del leggerissimo crespo dei mandorli mentre le api e altri insetti a gara

depongono voli nei richiami della vita. Pollini e linfe aprile schizza

sulle finestre tra filature di sonno e fantasie lacustri. Suoni e segnaletiche di pioggia

dove maggio traguarda i limiti dei suoi recinti di rose. E ride

giugno con voce larga scalza l’acqua morta dalla vasca

e rossi depone i suoi pesci come ferri arroventati fin dentro il petto del fabbro

luglio senza pazienza che corre addosso al battello di agosto che ha il mare dentro

la cecità del suo unico occhio. Ma scorre il suo dito

fino al lobo di settembre e musica àncora ai labirinti di altra

pioggia che a orecchio canta la popolare ballata di ottobre sui succhi profumati

e i secchi avamposti dell’inverno nascosto dentro il salice in fermento

spogliato ormai di foglie e con grandi scialli sillaba la nebbia che siede nel crepitio dei rami e ascolta

nuove le antiche scordate favole del gelo. Sotto la stessa volta nella casa dell’inverno depone dicembre

la sua bicicletta arrugginita e cigola facendo rabbrividire chi la sente.

Lascia la corte vuota di passi .Tutte le impronte  dirigono alle case

Insieme a tutti gli altri si ritira a meditare se stesso anche questo freddo

e  i suoi pensieri incendiari  s’inceneriscono teneri dentro le fiammate del camino.