Come frutti dimenticati.
by fernirosso
Nell’orto nella grafia dell’acqua del lavatoio
il gelo trascrive le foglie delle felci in rigature di diamante
e i mesi s’invenano ora per ora nella cerchiatura del vento
come frutti dimenticati fanno quadrato al cielo e specchiano l’acqua di quel loro vecchio secchio.
Di marmo lasciano il mio sguardo ogni volta che tento
di rubare a loro il mio segreto più profondo. Una vasca di lucci l’acqua
brilla e saltano i colori flettono le gemme
delle stagioni infiltrate dagli archi del salice e della magnolia che sta lì
accanto alla neve nella tana di dicembre e in gennaio già freme
per mettere i pennacchi di un tenerissimo verde mentre gli altri colori
sono le vesti piumate degli uccelli e ballano sui rami la muta
ricamatrice che ancora tarda a svegliare i nuovi nati. Si direbbe che il bianco faccia
da padrone e in marzo sotto il lesto soffiare del vento disegni decorazioni impensabili e abiti l’organza
del leggerissimo crespo dei mandorli mentre le api e altri insetti a gara
depongono voli nei richiami della vita. Pollini e linfe aprile schizza
sulle finestre tra filature di sonno e fantasie lacustri. Suoni e segnaletiche di pioggia
dove maggio traguarda i limiti dei suoi recinti di rose. E ride
giugno con voce larga scalza l’acqua morta dalla vasca
e rossi depone i suoi pesci come ferri arroventati fin dentro il petto del fabbro
luglio senza pazienza che corre addosso al battello di agosto che ha il mare dentro
la cecità del suo unico occhio. Ma scorre il suo dito
fino al lobo di settembre e musica àncora ai labirinti di altra
pioggia che a orecchio canta la popolare ballata di ottobre sui succhi profumati
e i secchi avamposti dell’inverno nascosto dentro il salice in fermento
spogliato ormai di foglie e con grandi scialli sillaba la nebbia che siede nel crepitio dei rami e ascolta
nuove le antiche scordate favole del gelo. Sotto la stessa volta nella casa dell’inverno depone dicembre
la sua bicicletta arrugginita e cigola facendo rabbrividire chi la sente.
Lascia la corte vuota di passi .Tutte le impronte dirigono alle case
Insieme a tutti gli altri si ritira a meditare se stesso anche questo freddo
e i suoi pensieri incendiari s’inceneriscono teneri dentro le fiammate del camino.


Una ballata di mesi è questo calendario dell’Anima.
Un caro saluto da Cettina
Ciao Cettina. L’ho lievemente modificato questo testo, oggi, prima non avevo tempo.Siamo in periodo di scrutini e valutazioni e compiti…insomma un periodo che non vedo l’ora passi.
In ogni caso, ieri, avevo sentito un profumo di viole così forte nell’aria che non ho potuto fare a meno di correre tra le stagioni, nel mio erbario della memoria per cercare di richiamare in vita le presenza fino ad ora nascoste e…E’ nato questo testo.
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Visionaria, superba altitudine! Uno sguardo che si libra sospeso, come un volo che becchetta dai rami del mondo dentro, ne raccoglie piena la bellezza.
“Nell’orto nella grafia dell’acqua del lavatoio”
stagioni dell’essere mondo in questo “incendio” di colori