Con i miei pugnali d’aria
by fernirosso
Roberta Coni
e le falangi delle mani
vengo a scrivere la pena della serpe inchiostrata nel mio ventre.
A declinare vengo le rose del mio sangue per stanare l’insetto o il verme
della parola concupiscente che in me ha generato l’oltre da quel primo istante
e so con limpidezza
che certo non ho un altro giorno
le mie storie non bastano con me c’è
ancora l’insufficiente biografia di un uomo e una donna soli
niente apre il mio occhio avvelenato dalla luce per vedere ciò che sono per intero
se non la eco di quel primo cominciamento. Là nella parola io vengo.
Vengo a toccare l’atto della schiusa
cerco in quel deporre le sue uova il seme e il germe di cui si nutre ogni parola
attraverso la vacuità del tempo e muove in me
lo spazio di un noi in una irraggiungibile distanza
tutti i me stesso da cui comincia l’altro
e mi continuo in una specie
che si disgrega come dentro le sue lettere ogni sillaba.


come nasce poesia, come vive, come “accade”
potenza e realismo in questi versi “sonori”
interessante la raffigurazione pittorica, calzante col senso che ho percepito
dolorosamente vera, la sento in questo momento molto vicina a quello che sto vivendo. Quando le parole hanno il dono di toccare il cuore, entrando nella vita vera, è vera poesia. Grazie Ferni.
‘lo spazio di un noi in una irraggiungibile distanza
tutti i me stesso da cui comincia l’altro’
il nodo da districare, la domanda posta…spesso, ti corro accanto.
Grazie a tutte.Oggi giornata faticosa per me,anche ricordare,a volte,può lasciare senza respiro.f
ma questo è Alfieri!