Con i miei pugnali d’aria

by fernirosso

Roberta Coni

 

e le falangi delle mani

vengo a scrivere la pena della serpe  inchiostrata nel mio ventre.

A declinare vengo   le rose del mio sangue  per stanare  l’insetto o il verme

della parola concupiscente  che in me ha generato l’oltre da quel primo istante

e so con limpidezza

che certo non ho un altro giorno

le  mie storie non bastano   con me  c’è

ancora l’insufficiente biografia di un uomo e una  donna   soli

niente apre il mio occhio avvelenato dalla luce per vedere ciò che sono per intero

se non la eco di quel primo cominciamento. Là nella  parola io vengo.

Vengo  a toccare  l’atto della schiusa

cerco in quel deporre le sue uova il seme e il germe di cui si nutre ogni parola

attraverso la vacuità del tempo e muove  in me

lo spazio di un noi in una irraggiungibile distanza

tutti i me stesso da cui comincia l’altro

e mi continuo in una specie

che si disgrega  come dentro le sue lettere ogni sillaba.