Le mani dentro la terra, il viso altrove.
by fernirosso
“l’ampio teatro” è sempre l’uomo- (Giordania -Bosra)
So ancora
aspettare
le mani dentro la terra
e il viso altrove
Dentro la terra i semi
secchi di avarizia
stentata opulenza del niente
aggrappato alle sponde del tempo
voce senza fiato
pura pazzia di credere
di cedere ancora alla paura
lusingata logora parola
svolta in fretta dentro altre
bruciate frettolose scaltre parole dell’indifferenza
la non appartenenza
lusinghiera profeta che cresce il mai il segno di una terra altrove
là dove puntiamo i piedi
noi che siamo aerei instabili itinerari in movimento
nei pellegrinaggi di una storia sempre oltre noi.
Sul marciapiede di tutte le strade aspetto
e non sento
il cuore balzare veloce davanti al mio passo
spedito è solo questo vento che mi spinge
vinto dentro una disperzione sottile e mi richiude gli occhi
dentro dietro
un solo senso e
sento degli uccelli il becco
tagliente le zampe svelte
graffiare il gelo di una solitudine insperata
dopo tanto affanno schiusa nel petto.
Nell’ombra nella riva tratteggiata oltre la mia vita
tu
quel tramestio di passi nella ghiaia della notte
tutti gli uccelli i paesi i voli
tu
le migrazioni folli delle stelle
quei fossili d’ incanto
le pergamene del rimpianto
di non essere mai svaniti
finestra di una goccia
di rugiada una lacrima
dietro l’anta di una porta chiusa
e il sogno intramontabile mai più scordato
tutte le strade là
dove ci eravamo cercati persi
mille volte ritrovati lasciati e ancora spersi
come chi il sole sa che lo può spegnere e sognare
e la notte è solo spazio che la vita rifiorisce
lontana dentro il tuo viso e il mio che nel tuo si perde
battito per battito battuta di un tempo avaro
nemico del sogno di poterti incontrare
alla svolta del petto o lungo il profilo dell’inguine
che dura dentro la cura di un altro
vivo nel sangue e come tutte le stagioni
è un’unica terra.
.
