lontano così lontano … la creta, il silenzio
by fernirosso
Mari Mészàros
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lontano così lontano
che non so nemmeno dove sia potuto accadere e come
ci sono in me tutti i frammenti
li tiene insieme il sangue o il vetro denso della memoria
come un vischio in cui si fermano i voli degli uccelli
perché la memoria è oggetto che carica in sé le tracce
del tempo la forma incorrotta della vita
A volte capita che un dettaglio
un insignificante segno
per terra o su un muro mirabilmente
ci connetta alla continuità e sia plasticamente visibile tutto l’intero
pregno più che la realtà quando fu vista, vissuta.
E ci salutano persone dalla carta ingiallita di una foto
persone perdute ritrovate sotto il profilo della mano
e lontane nello stesso tempo in cui le avevamo dimenticate
riposte in un ricordo che credevamo definitivo.
La gente muore
diciamo
e scompare solo finchè un segno
rimasto sopra o sotto il tavolo, una chiave uno specchio o uno spillo,
ti intimano di guardare, di guardare intimamente
dentro quel momento e li vedi
li vedi arrivare, sopravissuti alla nostra indifferenza
dentro quegli oggetti in questo presente che ha la loro dimensione
l’impronta dei loro corpi
ancora caldi di gesti e fragili
come lo siamo noi ora
in questa umanità frangibile sullo scoglio di un ricordo.
In queste lastre dove sempre si sconfina
tra un fuori e un’ombra di profondità intangibili
ci sono occhi tanti tantissimi occhi
che stanno di guardia a tutto tondo
misurano il mondo capovolto come un guanto
ciò che sta dietro e sotto l’argilla fresca
che s’impronta di presenze che raccoglie l’orma cava delle assenze.
E c’è un ponte oltre
lo sguardo una tattile architettura tra la gente.
Ha fondamenta che si muovono
tra radici di vertebra che tutto e tutti regge
in piedi in questo zoppo mondo di carta.
Stupore, lo chiami, questa tragica arca delle pene
dove chi solleva il sole sulla scena tinteggia di senso
il nonsenso della vita e ne fa una speciale resa
poetica lontana da tutto, persino dall’umanità.
Fossili i gesti dalla creta, dall’origine
pareggiano i vuoti dei giorni senza un senso comune.
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f.f.
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Marika Bäumler
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La creta, il silenzio, la bavaparola;
aperto chiarore, bocca, senso umano del patire, corpo, corpo.
La tua mano chiama a trasparenze; pelle di creta, arpa, spada
voce lucente di silenzio, terra, terra di memoria, terra di acqua e vista
provata forza, forza, dissolvenza; fossile creatura che frantumi
mare aperto sul vuoto, dilagante silenzio abitato, croce di terra,
fammi camminare il tuo volto, recami all’orto che nasce
il fuoco e la neve. Alto il tuo sguardo, alto il profilo delle montagne
con cui vieni a me.
Iole Toini


Affascinato, preso, ammaliato e ancora altro. Un testo che ti porta lontano dentro te stesso. Bellissimo il video.Grazie.
Gio
Che bello! Bellissimo! Non scherzo.A volte sto zitta,ma qui mi sono davvero “animata”,come se anche i miei frammenti si fossero messi in movimento e tutto quanto stava rappreso chissà dove fosse finalmente visibile. Grande.angela
bello bello bello ferni, diventi sempre più…sempre più PIU’ grande e piccola allo stesso tempo, credo sia per questo che riesci a passare là dove gli altri non arrivano. Bello,video super! Un bacione,Annabelle.
è vero che qualcosa rimane, fossanche sotto forma di energia (di polvere che balugina nell’aria) – come anch’io ho scritto per mia madre -, sono presenze piccole e grandiose, che ci accompagnano ogni giorno nel cammino che pecorriamo per diventare anche noi un animale, un pulviscolo, uno sguardo. Brava.
Blumy
…ogni parola di questa riflessione lirica diventa nostra.
Grazie Ferni
Cettina
La creta, il silenzio, la bavaparola;
aperto chiarore, bocca, senso umano del patire, corpo, corpo.
La tua mano chiama a trasparenze; pelle di creta, arpa, spada
voce lucente di silenzio, terra, terra di memoria, terra di acqua e vista
provata forza, forza, dissolvenza; fossile creatura che frantumi
mare aperto sul vuoto, dilagante silenzio abitato, croce di terra,
fammi camminare il tuo volto, recami all’orto che nasce
il fuoco e la neve. Alto il tuo sguardo, alto il profilo delle montagne
con cui vieni a me.
Grazie a tutti: Giovanni, Annabelle,Angela grazie per aver lasciato un segno del vostro passaggio.Annabelle sei…sei cantabile.
Iole grazie per quanto hai trovato qui dentro e filato come filo del tuo abito e grazie a Blumy che ogni tanto si fa sentire e lascia un pochino di sé. Vi abbraccio tutti,grazie,ferni