Mi sono decisa
by fernirosso
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Apro il baule.
Sta chiuso da anni.
Riposta nel sonno
senza accesso nella memoria senza scampo
mi riporto indietro. Ora separata
sento di fatto la catena accanto ai miei piedi
pensavo che niente mi avrebbe fermato.
Entrare in una cassa
non richiede resistenza
eppure sentire che la vita, tutta la vita
e tutto nella tua esistenza
è un mobile
con una serratura troppo grande
ti accorgi che dentro ci passano tutti
figli e padri le madri intere generazioni scarrozzate sulla rullabile
sensazione del tempo che s’insegue e tu sei la specie braccata
tu: una fila senza fine modellata come il corpo di una donna o una terra
dentro quel corpo.
E trovi calandoti come dentro un relitto
altre chiavi e porte e sforzi quei cardini cigolanti
attraversi le soglie smarrite dentro un occhio di vetro
un occhio che non piange allo scorrere di te
riflessa in quei locali sentieri perduti tra le stanze dell’immobile
dentro il tuo corpo sommerso da anniversari
e diari e righe di scorta alla tua nuova annunciazione
quella gerarchica geriatria senza fedeltà del cuore
dove sei tu la materia del libro da assaggiare.
Niente da meditare ma carne
da sbranare capitolo per capitolo
restando qui senza fuggire
senza abbandonare se stessi senza oltre senza altro sangue
se non quello per la morte quando verrà a prendersi il pedaggio
e aprirà altri varchi dentro questa stessa vita
stanza che si apre e chiude e precisa in noi
ciò che noi siamo.
Mortale sarà il sesso
lotto tenace
bosco per cui si affilarono le guerre e oggi sparge a vanvera i suoi semi
tra vecchi senza ripari già nel siparietto della morte
in capannelli d’ore dentro il relitto delle parole
mappe senza cartigli e fatti
di sabbie mobili sopra tesori arrugginiti .
Ho toccato la parete e la storia ha reagito
ha soffiato nel mio volto annegato un fiume di sale
la prova del danno la rosa consumata il disastro annodato agli assi
ogni stele innalzata curvata nelle ossa. Qui, non altrove, c’è tutta la storia
la babele e il filantropo verme del barile dove i semi stanno a marcire
l’ordinario susseguirsi dei giorni
senza orgoglio se non la lettura senza altro peso
se non la leggerezza a cui la vita stessa
autorizza ciascuno di noi, lettori di letture parziali
soggette per natura ad assaggi temporali

… alla fine di questo viaggio interiore, si trova riflessa come in uno specchio l’Anima di ciacuno di noi e ci si appropria di parole che non sono più tue ma appartengono a chi ti legge.
Grazie – Cettina.
grazie Cettina per essermi…fedele e per cercare sempre ciò che di tuo c’è anche in questi segni senza peso.ferni
Ciao Ferni, sono di nuovo in partenza, lavoro!Volevo salutarti, non so se avrò la possibilità di connettermi, non è un luogo in cui avrò molto tempo,ma ogni tanto, passerò, se è possibile, lo prometto,è come avere un attracco al porto, la tua voce è un ventaglio di venti e portano sempre a casa. Un bacio.Annabelle
Si,mi avevi detto, scusa il ritardo ma vado a forza di volontà. Grazie, non dimenticarti la promessa,buon viaggio e buon lavoro. ferni
«il filantropo verme del barile dove i semi stanno a marcire». Barocca d’una entomologa!
Luca
b(r)occa di una int(r)omologa in cui stanno i germi e il ver-me che equilibra vita e morte in un vortice quale è quello della mutazione