SENZA BIGODINI. Con la porta aperta su un quadrato all’angolo
by fernirosso
SENZA BIGODINI
Con la porta aperta su un quadrato all’angolo
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Fin quando c’è il sole lo prendo,
da oggi, tutto , sul terrazzo e su una seggiolina bassa,
quasi raso terra, terra, si fa per dire terra
là intorno ho le mie belle piante
che mi profumano l’aria e respiro
un vaso grande di rose
una salvia d’argento con le foglie così larghe e grosse
che Eva si sarebbe fatta un bel vestito estateinverno
poi, proprio di spalle, un rosmarino
bello, bello che mi pare di arrostirmi meglio
in questo spiedo di giugno
dove tutti sono già partiti e hanno intasato il mare.
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anselm kiefer
E’ mezzogiorno
perchè non c’è più un rumore
il cantiere qui accanto sta zitto
e finalmente anche gli uccelli abbassano il tono
prima, per sentirsi l’uno con l’altro, urlavano urlavano
urlavano come matti, anche loro cantieri disperati.
.
Anselm Kiefer
Dirigibile, che parola!
Dirigibile non è una parola è
un verbo cucito qui e là da qualche matto
su una telina che si gonfia, sale
come la pleure di un polmone universale ma
non è dirigibile
nemmeno digeribile una cosa così,
perché ti cambiano l’alfabeto di punto in bianco, da un posto all’altro,
non lo sanno che la parola è un pallone?
La si gonfia ad aria calda, tutti sui trentasette gradi pressapoco,
e poi non sono sempre tutti gradi di piacere,
c’è chi ride a crepapelle, chi si strazia e che si spacca.
Una gran fatica pronunciarla e non la si può tenere in tasca.
Tutta un’altra cosa le stampelle della grafica.
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Anselm Kiefer
oggi ho detto buon giorno una volta soltanto
per caso, alle 7.30 del mattino, proprio così
sette punto trenta
lei era la stessa donna che porta giù la cagnetta, tutti i giorni un orologio,
a fare i suoi bisogni, come un breviario,
e le sue orazioni sono mettere il segno
ogni volta sullo stesso rettangolo di prato
dove un altro cane aveva lasciato la sua riga di preghiera poco prima.
Poi, fino alle sette e mezza di sera,
nemmeno il telefono ha suonato
il mio silenzio è rimasto immacolato
persino con la porta aperta,
su un quadrato di terra all’angolo dove vedevo inquadrata una donna,
che si asciugava i capelli
senza bigodini, e intorno si avvitavano i voli dei rondoni
con le passere che rispondevano ai richiami dentro,
dentro il folto, che non si vede, ma si sente degli alberi
e arrivavano silenziosi coi loro radar
anche i pipistrelli sul fare della sera, mentre tutto di nuovo taceva
adagio adagio
fino all’ultimo ammonimento
il richiamo di un merlo dal cornicione del tetto più alto,
ha tirato giù la serranda con l’ultimo chiù
e finalmente è stato
buio per tutti.
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anselm kiefer
Eppure in mezzo a tutto questo ben di dio
c’e un caos umano che non dà tregua
dalle finestre ormai non volano più le cose
ma i ragazzi come stracci
che si buttano
a capofitto nell’impiantito della fine perché non c’è storia qui che li trattenga.
Si buttano perché c’è un degrado profondo di umanità
perché l’incuria nei confronti del prossimo
si gonfia di paura che l’altro possa
ammazzarti stuprarti derubarti
e non solo dei soldi, ma della vita stessa, così.
Così si lanciano, come fossero lenzuoli e poi
si spezzano senza che la vita sia finita, fratturati dentro e fuori
fra loro e gli altri che non gli sono mai stati abbastanza intorno.
Il vecchio, quello del cinema, ha fatto da solo la sua ultima inquadratura
s’è buttato ha registrato e ha mostrato un guasto
perchè a quindici o ventisette anni
senza un tragitto come quello che lui comunque ha fatto
la colpa è di chi l’adulto non lo fa
per volontà di essere l’amico
l’amico solo di se stesso.
.
Anselm Kiefer
Mi ha detto che ha 65 anni
così io, dall’altra parte del discorso, le ho spiattellato un bel
- OH!- che si sentiva che era grande – ma dai, non ci posso credere!-
E ci ho messo anche un bell’esclamativo in fondo, che mi ha aperto
tutta la facciata della faccia.
E lei a dirmi – Sì, sì, è così. Sessantacinque anni- con una dozzina di s
lo ha detto - sessssssssssssantacinque, caro lei, è una questione -
e qui si è fermata un attimo, a prendere fiato -
è una questione di fortuna. Quando ero giovane
non ci credeva nessuno che avevo vent’anni.
Me ne davano dodici, al massimo quattordici. Adesso incasso gli interessi,
perché allora non mi piaceva proprio, di avere quell’età che dicevano loro.-
Io l’ho lasciata dire povera donna
vive da sola e nessuno mai le parla, forse da quarant’anni, è una zitella,
non fa male a nessuno, le si chiama così le donne che restano
da sposare anche se lei le sue storie le racconta, soprattutto
quando va sul ponte, con la bicicletta.
Sul ponte vicino al quartiere, che poi si va in centro da lì, ci passano tutti
tutti quelli che abitano di qua del canale e la gente che viene da fuori,
con la sua bicicletta ferma, in mezzo al passaggio,
sul far del tramonto, che guarda quell’acqua di sotto
senza guardarsi intorno e, dopo un’ora,
che quando aspetti i minuti sono ore, perché hanno tutti fretta a quell’ora,
non sapendo cosa dire le chiedono:- Ma cosa ci fa qui,
in mezzo al ponte, una bella signora come lei?- E lei
come al solito risponde che a vent’anni…
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Anselm Kiefer
Non so se ci credo
se ci credo come mi capitava
un tempo, al cimitero, quando tutti si segnavano,
per i morti pensavo – ma che senso ha- mi dicevo- sono morti,
mica ti fanno del male, come i vivi, che s’insegnano per costruirti cose turche -
e si segnavano allo stesso modo quando andavano in chiesa, a pregare
quel dio che non era mica morto, lui.
Non so se ci credo ancora
a quel modo di dire le cose come salmi e son poesia
ma prego, mi capita che prego, come ieri sera, che è venuto giù dal terzo piano
nudo e crudo come un botto un ragazzetto
e non è mica morto, no
e ne aveva del fiato per gridare – aiuto,
aiuto mi son tutto rotto – dentro un silenzio universale
di tutti quelli che stavano a guardare.
Anselm Kiefer
- Mi sveglio alle cinque, d’estate e d’inverno,
come se qualcheduno se fusse desmentegà
la sveja dentro la me testa e non c’è festa
dei santi o dei fanti che scappi a quell’alzabandiera:
son tutti i giorni che mi sveglio col buio come a sera. E
Son proprio stufa di bermi i cialdini-
mi ha detto guardandosi allo specchio,
vogliono che assomigli a una ragazza quando ormai ho il tempo
solo per prendere un intercity,
da qui al pensionamento, che mi hanno messo in un’altra città,
di sicuro è in un altro paese perché arrivarci
a sessantacinque anni intera, con il lavoro che faccio,
è chiedere il trasferimento in pratiche al buon dio o all’assessore delle grazie.
Loro vanno tutti dall’estetista- desso me toca de sentire storie che no digo,
ma xe dal vodo che i dovaria vardarse. I xe pieni de gnente quela xente !-
A noi rompono le scatole di continuo che son stufa di tirare in ballo i santi
e i morti, ancora più santi dei primi, parché i xe lori che scalda el nostro pan
col fià de tera che i xe deventà.
Son stufa di dovermi fare nuova ogni nova mattina
perchè i secoi me ga scritto drento
e niente e nisuni i poe cancelarme né col bisturi, né col laser
gnanca co’ na cortessina tuto queo che ghe xe in mi.
Amare e no essere amà xè sì come netarse el culo sensa aver cagà
ma xe mejo, mejo te digo, eser come che so mi chè
no vorìa, no vorìa propio, èser nei so’ pàni gnànca per cagàrghe drento.
Mi me sento invità da sta vita e busso coi piè da par tuto dove che vago,
si vojaltri, là in alto, co doxento man par cavarne anca ‘lfià .-
Anselm Kiefer








Interessante contributo, il sodalizio poesie, musica, immagini è accostato in maniera sublime, un caro saluto
Tiziana
vera, reale e al tempo stesso condivisibile.Forte la parte del dialetto, in cui avviene il contrario, cioè l’italiano rsta dominante ma il dialetto s’intrufola fino ad essere la lingua vincitrice, specie nei momenti chiave dell’espressività e della sostanza tematica. Amerigo