Poi gli orologi

by fernirosso

gianni priano

In alto e in fondo al paese sulla curva per uscire
tra i tetti bassi di quelle case senz’aria e senza via d’uscita
la morte si diverte a dipingerti di blu la bocca ti apre nella testa
un bianco officinale dove tutto sguazza in una poltiglia di neve fresca e fango
dentro facendo scorta di carbone
qualcuno canta qualche cosa oltre la porta che non si aprirà più.

Bello o brutto una canzone o il silenzio
è la solita storia tristemente dimenticata
ma antica quanto la partita da giocare domani
senza sapere chi gira la maniglia alla tua stanza
se sarà domani che ancora ti alzerai e se andrai davvero da qualche parte
quando vai oltre quella porta. Dove vai ?

Sempre verso la stessa dimensione
che non ne ha nessuna che non ha nessuna parte per te
e nessun posto dove lasciarti andare.
Da nessuna parte dappertutto e ci si abitua stando di qua
in questa dimensione minima in un soppalco di idee sopra le cose
di cui farti servo per sfamarti senza perderti per strada
pensando di andare pensando che in qualche parte forse andavi.

La differenza tra morire e dormire è solo una
ci sono le campane che  suonano, prima, e poi gli orologi si fermano.
Tutto si ferma e tu resti dentro
dentro quella cosa che eri prima e ora  sei, da morto.Un abito vuoto
un fazzoletto senza lacrime. Finito il tram tram
dei giorni che ti inchiodano le ginocchia.

Puoi stare lontano dai tuoi piedi e lasciar perdere la testa
non hai campanelli che ci suonino dentro
non hai buchi riempiti da occhi orecchie naso e bocca
non devi più
nemmeno pensare alla tua stitichezza. La morte trattiene tutto per sé
finchè passa un rastrello e

hai un cielo che ti preme insieme alla foresta o qualcosa
come un metro cubo di terra cimiteriale che ti  cova sopra qualche pietra
misurata a parole e con un prezzo. Ma tu tutto questo
non hai interesse a saperlo. Tu non hai e non sei tu.
Non hai tram e non hai capolinea nessun biglietto da obliterare.
L’oblio sta su di te che te ne sei andato via aprendo la porta del tuo inferno.

Sei finalmente ancorato
senza più sapere niente di niente
nel grande paradiso analfabeta
che sta per terra
dove gli altri ancora camminano credendo di andare
sempre da qualche altra parte.