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(ap)punti dall'arte

Month: agosto, 2011

bike polo e una città che dorme

bigrock

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Set – Padova notturna.

Una città fantasma. Una città abbandonata forse. Forse, semplicemente, addormentata. Strade e grattacieli deserti. Solo un fascio di luce e un gruppo di ragazzi. Giocano a polo.  Cavalcano biciclette leggere. Ridotte all’osso. Sembrano lo scheletro di un animale da corsa. Loro e le biciclette un’unica creatura, una cosa intera. E il prato è una platea di cemento. Grigio, nello sfondo della notte. Qualcuno passa. Qualcuno si ferma. Ci sono altri cavalieri, Leggi il seguito di questo post »

Ascoltami. Ascoltami piovere

sul profilo dell’erba  e sulla roccia    in te come un silenzio
perché tu senta veramente
la natura della pioggia
perché tu, finalmente attenta, come un precipizio di passi
sulla riga scura del tempo
sia  sostanza di quell’acqua Leggi il seguito di questo post »

E un giorno intero vorrei

Paolo dell’Elce

sotto l’ombra di una nuvola
cantare tutte le foglie cadute nel mio giardino.
Tingere del colore del caffè
i pensieri che dormono nei cantieri dell’attesa
perché insonni restino di guardia
e bere  più tardi  il mio tè  con i piedi piantati sull’erba
mentre poco più in alto passa una squadriglia di anatre Leggi il seguito di questo post »

Perché noi

Pina Bausch- Carnations

noi eravamo

ed eravamo belli
se bello è il nome che entrambi potevamo indossare

la nudità era
il nostro giardino

e l’acqua e il vento
le nostre parole di terra quando il cielo in essa si immergeva.

noi eravamo

noi eravamo     d i v i s i     un volto unico
un volo dentro l’asse in un precipizio senza paure

noi
eravamo un dio

senza premura di un assalto
senza doveri e senza dover compiere alcun salto

noi non vedevamo la morte
non ci nutrivamo di parole cosmiche

le stelle erano il nostro pane
erano l’ordine in noi    superabile.

giugno 1990- Padova, pediatria- rianimazione, mentre aspetto che ti svegli

la mia anima non è la mia

Paolo Blendinger

la mia anima non è la mia
anima le parole e i silenzi
divide la notte dal giorno e
scrive dentro i miei vuoti

per non farmi credere che io Leggi il seguito di questo post »

Se c’è luce

Moki

Se c’è luce è dagli occhi che scema
perché il mondo vedo divelto
con  piante e con  tempo  moribondo ogni sguardo
traguarda la scena  del  corpo dal fondo
e statici i tratti si fanno corrente
in sogni di vuota e più rara paura
Tutto è sospeso Leggi il seguito di questo post »

Era tempo. Mi staccasti.

Erling Sjovold


Mi staccai dal tuo albero come un vagito
dalla bocca   intagliato un io,  vago che preme sul labbro
ignoto e sillaba  parola di un dio reo di scorrere sempre in se stesso.
E il mio tempo è stato un salto dove
la  pelle ha preso forma sull’osso del capo
l’occipitale dello sguardo e tutte le vertebre nel dolore
che da lì iniziò a inseguirmi come in una scatola d’ossa le meningi e l’encefalo mediani e paralleli trascrissero nei pensieri mentre io Leggi il seguito di questo post »

LA VERSIONE DI GIUSEPPE – Poemetto per don Tonino Bello (Festival Il Montesardo)

Mario Iral

FESTIVAL IL MONTESARDO – Musica Antica, Teatro e Poesia –

Dodicesima edizione, 2011

Regione Puglia, Città di Alessano, Accademia di Terra d’Otranto

Direttore artistico: Doriano Longo

31 AGOSTO – Piazzetta Santa Maria del Foggiaro, Alessano (Lecce), ore 20.30

LA VERSIONE DI GIUSEPPE – Poemetto per Don Tonino Bello

Lettura di Ippolito Chiarello con musiche di Rocco Nigro (fisarmonica)

RIFERIMENTO IN RETE:

http://neobar.wordpress.com/2011/08/05/6048/

Gaetano Ferrieri: una persona a servizio, una parola davvero pregna

Gaetano Ferrieri si è messo in piazza, a Montecitorio  sta chiamando a raccolta. La sua è una parola fatta dalle persone che vivono, ogni giorno, nei problemi che la vita insegna, aggravata dal torbido pesante e velenoso che  il  governo del proprio paese  scrive sulle storie di tutti, sulla pelle nostra , su quella dei figli e su quella dei nipoti che ancora non sono nati. Serve alzare la testa, questo ci ricorda Gaetano, anche se di lui nessuno parla nei media sia di carta sia virtuali. Leggi il seguito di questo post »

Non è tempo che scorre

David Ligare

non è acqua che bagna non è origine la terra
ma erranza di ogni cosa dentro  cieli
pellegrini in un vagone buio  e s’incendiano luci e i vuoti cantano
le voci sognate vanno consegnate alla memoria come un prato.
E siamo noi il corpo del pane
il sangue del mondo, il segno  interrato nella vigilia di ogni gesto
come un fertile agguato Leggi il seguito di questo post »

la parola non tesse

KIMSOOJA


serve un filo dal corpo vivo della lana
serve la manifattura di un bocciolo di cotone
un ago aiuta insieme a un ferro arrotondato
sono la cruna del mio passare in questo nodo il modo
per vivere e morire ponendo innanzi alle mie mani
altre, presenze dentro,  intorno la mia.
Serve una maternità che la terra garantisce
e ancora uno specchio dove ammutolire Leggi il seguito di questo post »

Se amore è vivo

Francesca Woodman


Se amore è vivo
è perché ha un fuoco il corpo
e fini mondi di luce
produce  la radice della voce

nel silenzio  amando   dell’amante  le tempeste
i mulinelli di stelle dentro il suo passo     scoperchiate
fiamme     nella cenere del tempo solleva
ricrea di mille e mille notti      i luoghi

in mille altre dispersi Leggi il seguito di questo post »

dove sei dimmi dove

.

se sei rifugiata in questi labirinti di pane e  fame
dimmelo una volta soltanto, una sola mi basterà
se  al fondo di ogni tua parola sentirò
il fiato,  la lingua  segreta e  liquida, l’inalterabile sostanza dell’oceano

il tuo essere qui
quell’acqua oscura e limpidissima
che da sempre è la segreta scrittura dell’attesa, anima di un cosmo che ci monda
mai stanca di godere e  soffrire
mai lenta nell’offrire l’una  all’altra il filo da annodare nel centro del ventre Leggi il seguito di questo post »

Cera la rosa

slava fokk

Cera la rosa, spremuta per terra correva,e correva il suo sangue tra i piedi dei vecchi che, dentro, intingevano gli occhi, correva, correva con loro. A precipizio correva, lontano, ancora di più.

C’era una rosa, caduta per terra, tra lapidi bianche senza più nome e c’erano uccelli, venuti dal nord con occhi di neve e becco d’inferno. Con chiasso e durezza premevano il petto sul freddo del vento e in basso più scuro nel cuore, Leggi il seguito di questo post »

Stralci

Stralci di azzurro

e le nuvole di stracci

appesi alle finestre

i vuoti  la disfatta per la gente che è (s)comparsa

numerando la misura del mare in cui tutto muore Leggi il seguito di questo post »

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