Se c’è luce
by fernirosso
Moki
Se c’è luce è dagli occhi che scema
perché il mondo vedo divelto
con piante e con tempo moribondo ogni sguardo
traguarda la scena del corpo dal fondo
e statici i tratti si fanno corrente
in sogni di vuota e più rara paura
Tutto è sospeso
in argini continui tra vigilanza e affanno andiamo
tutti uguali nella diversità della forma
l’involucro a tributo di una serie spogliata di vesti
noi testi noi testimonianti la divina somiglianza
in riva a un mare su cui piove cosmo
in un cielo di foreste e forestieri bisogni
noi sogni di necessità d’amore
noi acqua della tribolazione
e smeriglio
di una mappa d’avori.
Lenti dentro l’occhio della morte
rovistiamo come cani andando randagi
in ogni dove mischiando il nostro sangue alla linfa celeste
Noi di tutti i colori e noi gialli d’invidia che ci brilla le ossa
ci devasta la nuca rovinosa rovista la fonte di ogni nostra purezza.
Scivolare.
Scivolare scivolare come neve o come pioggia scivolare
via dalla forma trarne dimenticanza
ritirare a riva lo sguardo farne fronte sulle tante frane e toccare con il palmo con la bocca e con il dorso la nostra soma che è comunità d’ anni
farne canto di lini bianchi senza più colore odore dolore
una nenia dell’esilio e incerto
dai muri del corpo strappare ogni slancio
Diventare alberi d’aria ammucchiare convogli
e tra le gabbie del torace piantare locazioni di vento
come risposta a tanto annullamento
Un omero sia il faro alla distanza e il calcagno la misura di ogni traccia chiamarsi con discorsi di polvere e semi farsi larghi e passeggeri
non più solidità sia serva di una storia fatta d’inganni
non più rei né derelitti
alti al traguardo di un nodo del legno vette su cime di sole
nessun’altra consonanza che una luce corta ritagliata
su quest’isola di ombre


Complesso, un viaggio nella grotta antica da cui tutto prende nome, ma anche molto oltre,in se stessi, come un universo che si costruisce dicendosi e facendosi, o disfacendosi, diventando altre forme, percorrendo il nostro niente.
Una riscrittura delle ossa, delle percezioni attraverso una struttura rigidamente configurata e altamente poetica che dice la sua potenzialità verbale, una costruzione magistrale dentro un vortice.Nicolò
mi impressiona vedere la trasformazione della tua scrittura.se leggo i primi post e li confronto con questi mi pare di essere sbarcata su un altro pianeta e ne sono affascinata. ciao.
cecilia
un testo alquanto complesso, bisogna leggerlo più volte per riuscire a toccarne le molte voci nascoste. Vale la pena, però, ha molta profondità di visione e permette a chi legge di portare se stesso dentro quelle righe come porte.
mgs
E’ dura, è dura condividere quanto è scritto ma è ciò che anche io penso e sento. Francesca Colosimo
bevuta, come si beve una medicina amara, quelle che devi bere perché ti aggiustano sul serio.
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