bike polo e una città che dorme
by fernirosso
bigrock
.
Set – Padova notturna.
Una città fantasma. Una città abbandonata forse. Forse, semplicemente, addormentata. Strade e grattacieli deserti. Solo un fascio di luce e un gruppo di ragazzi. Giocano a polo. Cavalcano biciclette leggere. Ridotte all’osso. Sembrano lo scheletro di un animale da corsa. Loro e le biciclette un’unica creatura, una cosa intera. E il prato è una platea di cemento. Grigio, nello sfondo della notte. Qualcuno passa. Qualcuno si ferma. Ci sono altri cavalieri, passeggeri della notte. Sembra di essere ai confini di un’ epoca lontana, in un’America depressa, senza chiaro di luna, quando per divertirsi i ragazzi inventavano le bande e si dividevano i quartieri. Qui tutto è ridotto. All’osso, l’ho detto. E la notte preme su quel circuito di silenzio, tra il rumore delle ruote che scivolano, slittando, quando frenano per invertire la corsa. Cavalieri, sì, con regole da rispettare e un codice con cui giocare, quella palla presa con forza, passata con astuzia e lanciata da una mazza ultraleggera, tra i pali della porta come in culo al mondo, alla sfortuna, alla miseria di una notte adesso piena. Giocano quanto basta, quanto serve alla rimonta di una sconfitta che non lascia altro segno se non la voglia di rifarlo, di riprovarci un’altra volta. Domani, di notte, sotto un fascio di luce davanti alla città che dorme, ci saranno le geometrie della corsa, le evoluzioni delle ruote, le rincorse e le cadute. In tutte le diagonali si vedranno chiare le intersezioni, tra i pianeti della fantasia di quei ragazzi, i cavalieri di questa nuova notte, che hanno la luna in tasca e possono dimenticare il peso di una giornata che si affossa. Nel nero. Nel sonno. Nel buio delle strade. In una città deserta. Vanno così queste storie della notte. Non servono bisturi o tenaglie. Solo una palla, un’immagine chiara tra macchie d’olio che sono passato e futuro. E il presente, in un’ora della notte, è un’ora qualsiasi. Si gioca una palla, come fosse l’estratto di un sogno, piccolo, piccolo da mettere tra i pali, dentro una porta. E sugli spalti, il silenzio, nei corpi dei fantasmi, è attento. Conta i battitti, uno per uno, di ognuno, tra i giri della corsa, in ogni ruota della storia.
ALLORA CIAK - Buona la prima. Si gira!
