sulla bocca nebbia

by fernirosso

Anke Merzbach

e un filo di parola   morta una materia nera
un nome senza sapienza tra altri
nomi legati al dire quotidiano
irreversibili nominazioni di oggetti
in cui non cè’ energia non c’è estate né estasi che scalda
la visione è questo unicorno di carta
un lacchè che corre qui o là
come fa il cane in una caccia
e pure non lo chiama per nome
il cane ci piscia addosso il suo segno così che gli altri sappiano
nel mondo quale sia il suo corpo intatto e il regno.
Lui il mondo lo annusa e
non un lamento ne viene
né altro è trascritto in terra che non sia profonda un’impronta un’orma
sulla corsa di tutti gli altri
animalia
la parola su uno striscio di terra
un vetrino per l’analisi dello spettro
lo sterno stretto dei rapaci che razzolano nell’orto
rovistando gli occhi di chi sta lì sotto.
E la carne dei bambini canta
parole di origano e orzo
olii e vendemmie d’oro
nella corsa dei soli tra salmi di acqua salmastra
ferma nell’orifizio della bocca
un becco a rostro senza rimorso
nell’organo che disinnesca
la vita in ogni interno della cassa.
E ci sono sacchi di iuta tra quegli altari di putredine
che un tempo furono aquiloni
Vento che soffiava ai nostri balconi
per dirci la primavera della festa l’essere qui
tra noi di una specie solitaria e vasta
bella perché nata dal mattino in un’isola di sole
un’asola nel costato del nulla
mentre intorno ci respira lenta
la stessa storia in una trasparenza di neve candida
l’infinita caduca bellezza.