Indicandomi nel centro

by fernirosso

Dennis Sibeijn

Dennis Sibeijn

esatto con un bisturi  mi espongo  metto a nudo il cuore
dentro la cassa  e nel torace come in una teca
compongo un battere instancabile
una immaginazione  libera dai lacci del batterio del mondo
cacciato oltre la cuspide appuntita della notte  oltre la paura della morte.
Chiamo. E intorno
nel battere uguali delle ali si  raccolgano gli  uccelli.
Che di nuovo gli ricordino  tutti i nomi delle foreste
il suono delle spiagge nei deserti riassunti dalle onde
e le pietre prima d’essere cartiglio di tutti i cimiteri costruiti
come chiese e  città
della terra  memoria nostra come in quella dei predecessori.
Vivo depongo un cerchio  di verdi perché ancora elabori una conta di solstizi
un  nuovo pacifico credo
nelle stazioni del suo infaticabile armistizio un cosmo di treni fumiganti
tra  binari di colline che mi corrono incontro come fossero matrone
con la veste slacciata fino al cuore  del tempo esaurendo senza fine le  acque
in tutte le nostre.
In una concreta pazzia  una verità che non ha padroni  e nella permanente
follia dei fiori che lavorano a maglia l’aria leggerissima di ogni respiro
nella stessa impossibilità di resistenza a oltranza di una sola vita
che nelle altre si cancella, nell’assurdo vizio di vivere qui
come fosse solo questo il nostro piccolo corpo di geometrie fasulle, nei conti
algebrici di  impossibili interessi maturati nel vano di ogni giorno
per capitalizzare gli anni
nell’orgia vana della logica che vorrebbe darci un credo in cui non si può credere
se non per umorismo ed ilarità congenita alla specie
lascio tracce l’umidità del rossore che mi scorre sulla faccia
e sotto l’ala aperta di qualcosa che è volato via
oltre lo schermo di un cinema all’aperto
al suono dell’ultimo battito dell’atomo
in me come dentro tutto l’universo versato in questo corpo aperto
depongo il bisturi al tempo e nel silenzio
misterioso  ancora mi ritraggo nel segno
di una mano senza nome