Clandestina

by fernirosso

Braulio Matos

la vita naviga in grani e senza deposito  orbita nei giorni
disastrando l’ordine dello scorrere
tra i pianeti il tempo non è suo alto consiglio ma  ferro che incalza
la gemma malvagia e variamente splendida della notte
mirabile specchio della morte  dal cui bulbo deserto  si affaccia
la bufera come fiore del suo scroscio  in raffiche di lampi e frecce d’invisibile
una fervente micidiale pioggia di occasioni
straordinaria viene leggera sulla scomposta ferocia che ci vuole qui
in malriposte ansie infelici nel non saperci se non inediti sempre
ogni volta clandestini
nel giorno che sempre ci soccorre.
E uccelli si affollano lepri cani e conigli
nelle gabbie ratti e nelle ceste uova di altri tempi contratti e suoni  da sagrati del passato
da segreti luoghi del futuro come pagine di alburno e albumi di stagioni
che profumano la terra   vasta addormentata terra funambola dei sogni.
E come una formica viene deambulando in cielo
tra grossi macigni e montagnole d’erbe fittamente trapuntate di stelle

Sotto tutto il peso dell’azzurro
e dentro questi verdi
imperatori i miei occhi ciechi  sono a volte un prato e spesso
più spesso il gelo terso della neve. Ai bordi viene
del pascolo tra le terre  provvisorie una sconosciuta pace
risorgendo come l’acqua da un profondo che non ha uguale lei viene
lei vita che vive dimessa come la pagina ripiegata di un libro che nessuno legge e ragione senza equivoco della  morte che la porta in grembo
nel gonfio bacino d’uova di una terra esausta che ancora non esautora il tiranno

quell’assurdo fantoccino che si crede un uomo  e che ancora sogna

ciò che mai è riuscito a vedere.