Un faro

by fernirosso

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da vecchie polveriere esplose
la luce sparge ceneri dal treno del tempo
stelle e lapilli fino ai nostri occhi ciechi
ed allargando i cieli in cicli     onde
dispone  in tolleranze di meccaniche celesti
trafugando misteri e disponendo in noi solfeggi d’ombre
razioni d’ore e artificio nei cantieri che la morte  costruisce in tutti noi   terrestri.
Disegna e inarca vertebra per vertebra carpenterie di galassie
stringe in nodi gassosi gli esercizi fastosi di un teatro senza ridondanza
dove le ore passano
trascolorandosi di vita nostra
in altitudini di storia cosmica. E le onde
una dopo l’altra rovesciano nel campo l’erba
sotto esplosive raffiche del vento. Rombi
di tuoni  segnano il timpano del cielo in un traforo di fragori
che perseguita l’allucinante chiarezza della luce
là verso occidente tutto ciò che è manifesto si sfoglia
cede la sua plastica sostanza  alla strada che dentro la percorre
e capita che ci siano voci in quelle cellulose
capita che ti rincorrano anche se sono voci che tu solo senti e
volti che solo tu riconosci.
Capita, a volte capita
e non puoi fare a meno di sentire    di vederti
di fermarti perchè sei tu quel faro
che credevi appena ieri     fosse altro.