Un faro
by fernirosso
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da vecchie polveriere esplose
la luce sparge ceneri dal treno del tempo
stelle e lapilli fino ai nostri occhi ciechi
ed allargando i cieli in cicli onde
dispone in tolleranze di meccaniche celesti
trafugando misteri e disponendo in noi solfeggi d’ombre
razioni d’ore e artificio nei cantieri che la morte costruisce in tutti noi terrestri.
Disegna e inarca vertebra per vertebra carpenterie di galassie
stringe in nodi gassosi gli esercizi fastosi di un teatro senza ridondanza
dove le ore passano
trascolorandosi di vita nostra
in altitudini di storia cosmica. E le onde
una dopo l’altra rovesciano nel campo l’erba
sotto esplosive raffiche del vento. Rombi
di tuoni segnano il timpano del cielo in un traforo di fragori
che perseguita l’allucinante chiarezza della luce
là verso occidente tutto ciò che è manifesto si sfoglia
cede la sua plastica sostanza alla strada che dentro la percorre
e capita che ci siano voci in quelle cellulose
capita che ti rincorrano anche se sono voci che tu solo senti e
volti che solo tu riconosci.
Capita, a volte capita
e non puoi fare a meno di sentire di vederti
di fermarti perchè sei tu quel faro
che credevi appena ieri fosse altro.

scrittura che ha dentro una carica potente e la musica sembra aumentarne il potere detonante.
sally
Le sto leggendo una per una,adesso posso permettermelo e finalmente posso anche parlartene al telefono. TVB. Grazie di tutto.Annabelle
Dura, durissima evidenziazione dei fasti della morte, delle sue opere disgreganti.C’è poco da tenersi sollevati in questo sguardo cupo, tremendo. Gravina
Tutta bellissima e inquietante ma qui, alla fine, la corsa diventa qualcosa di palpitante
capita che ci siano voci in quelle cellulose
capita che ti rincorrano anche se sono voci che tu solo senti e
volti che solo tu riconosci.
Capita, a volte capita
e non puoi fare a meno di sentire di vederti
di fermarti perchè sei tu quel faro
che credevi appena ieri fosse altro.
Piaciuta moltissimo. Anghelica