la tua stanza
by fernirosso
.
dove la mia voce vive
è una nuvola sospesa
una roccia che si sgretola
e di sabbia
un fine resto
domani e poi ancora l’altro un altro verbo nel deposito del tempo.
Io recito
nel regno di fandonia contro verso
in una città che corre e dorme
i miei cinque morsicati giorni e di tristezza inutilmente sconto
ogni mia vera identità dismessa
deponendo tra i seni il mio vuoto là dove tutto è niente e ogni altra cosa
è l’inutile intimità che pesa.
Soggetti incomprensibili
i tasselli di questo non mio tempo mai perfettamente allineabile
dove la certezza è sofferenza e il cielo è misura
di una veste stesa tra steli in cui noi stiamo appesi
ad un filo d’invisibile sostanza
lieve come l’alito di un ragno qualcosa d’impalpabile
come solo un desiderio può essere
un sogno venuto dal niente che ci rovescia in corpo la porpora e la polpa
bianca senza più linfa che cede all’immaginazione il cuneo
per altre devozioni singolari
idee di intercambiale missione
un rateo di forme ad un semaforo senza luce che è l’io
capitolo semplice di un testo di devozione
ad un concetto in cui dio è un congegno a tempo e oscuro resta
la misura del suo conto
il recitativo del salmo come lato dell’icona
dove l’anima è imbrigliata in una sagoma imbrogliona.

Per ogni accadimento, se fosse una fandonia la poesia, lo sarebbe anche la vita e l’uomo guadagnerebbe dio.
tu scrivi di accordi tra la terra e la terra, con lo sguardo rivolto ancora al cielo, solo apparentemente distante.
per fortuna i tuoi bellissimi versi trasmettono il reale e l’altro…
ciao
cri
C’è un passaggio nel tuo commento che non mi è chiaro Cristina, riguarda la fandonia, la vita e il guadagnarsi dio. Ciò che ho scritto riguarda la recita, di una vita, più che il vivere la vita. Questo infatti mi sembra ormai il nostro assurdo modo di rapportarci, attraverso tutte le “false” o falsanti competenze che abbiamo messo in piedi pur non sapendo, in fin dei conti, nulla su di noi e la nostra vita, sia rispetto a ieri che a domani. La religione, quella recitata dentro spot ecumenici che sono solo di facciata, si comporta come il mondo dei laici, trincerandosi dietro icone che sono dei vuoti, per questo dico imbrogliona. Ciao Cris, grazie, ferni
se l’ascolto è una modalità di porsi poco usata oggi questa è la controprova che qualcuno invece si esercita a farlo. bellissima.
fino a che punto vorrai guardarti dentro?Fino a che punto vorrai perderti da questo mondo increscioso e quando, forse, non vorrai più fare ritorno?