Una cur(v)a di parole.
by fernirosso
bev hodson
E’ così assoluta
la necessità di dire?
Sempre la perdita è la misura di ciò che crediamo amore?
La maggior parte delle cose di questo mondo non è più vera
nel momento stesso in cui le si racconta.
Abbiamo fino alla fine e nel tempo
il bisogno del bambino
di trovare un luogo dove stare
trovare accoglienza e desiderare oltre ogni cosa
un cammino?
Le parole,
nostro comune prologo alla vita,
le parole confidenti, cardini tra i denti
o dis-putate a distanza
parole domus e aurea
alba e cesura profondissima
irraggiungibile deserto che ci abita e ci invade.
Os-cura ogni parola nella sua cavità
dalla bocca tra-guarda la corsa il pesce
pilota sconosciuto pensiero
che sempre istruisce il viaggio.
Senza mappa e senza geografia
quel che c’è dentro di me e quel che è invisibile.
.
f.f.
*
A cur(v)e of words
Is it so absolute
the necessity of saying?
Is loss always the measure of what we call love?
Most of the things in this world isn’t true
in the very moment we say it.
Shall we have till the end of time
the child’s need
to find a place to stay
to be welcome and wish more than anything else
a way to walk in?
Words
our common prologue to life,
the trustful words, hinges among our teeth
or disputed at a distance
the word domus and aurea
daybreak and deepest caesura
unreachable desert inhabiting and invading us.
(obs)cures each word in its hollow
from the mouth wins the race the pilot-
fish unknown thought
always instituting the trip.
Without a map and geography
what’s inside me and invisible.
.
translation by Rose Bazzoli


Ti ringrazio Rose per questo nuovo gesto di avvicinamento. Penso che ormai stiamo per raggiungere una specie di consanguineità.Forse è questa la “prossimità”.Che dici? Grazie Rose.ferni
Carino ‘prossimità’, ferni. :-D
Quando non vai troppo sul surreale, mi sembra quasi di capirti! :-D
Questa mi è piaciuta molto, anche da tradurre.
[...] Vai alla Fonte [...]
“La maggior parte delle cose di questo mondo non è più vera
nel momento stesso in cui le si racconta”.
Questo è la parola/racconto e la parola scritta invece è diversa?
è più vicina all’oggetto?
buona giornata Ferni, spero che la ripresa non sia tanto pesante
Elina
La parola scritta, come quella detta, è una cosa altra, ed è altro da ciò che vorrebbe essere o dice di essere. SEDIA non è la sedia, LUNA non è la luna e via dicendo. La parola è una sceno-grafia del vuoto a rendere, rende ciò che non è, cercando di lenire il dolore della mancanza che la consapevolezza della mancanza induce. Al contempo crea, crea un altro mondo: specchio dell’io, anch’esso in-es-sits-ente, seduto come una entità nell’essere, senza essere l’essere. E’ un gioco, un labirintico gioco fatto per perdersi e non trovarsi, farlo significa raggiungere la grande tristezza o il nichilismo o l’esatto suo contrario:il dominio e il nuovo domine. Ciao Elina.ferni
le parole sono potenti. le parole contano. sono potenti perché – appunto – creano mondi, dove, capita, che non è più chiaro dove le parole siano la voce dell’emozione che ci riverbera dentro, o sono emozione loro stesse. fonte stessa di emozione.
grazie ferni… grazie sempre.
Il fascino auratico del dire, ci introduce nel tempo della precarietà e nel sapere della caducità del mezzo stesso: la parola.
Mi piace pensare ad essa come ad un arabesco, la cui immagine non cerca di imitare l’eterno nell’illusione di forme stabili, ma lo evoca attraverso la sua assenza, in una veste fragile e precaria.
E’ un pò come dire, con kafka: ” le sirene possiedono un’arma più temibile del canto: il loro silenzio. ”
Bello
Roberto
Grazie Roberto, per la lettura. per la tua personale riflessione che trova punti di coesione con quanto nel testo è scritto. Eppure anche questo on è che un attimo, e quelle sirene di cui dicevi segnalano qualcosa che si avvicina lungo un orizzonte che, di fatto, è tra sponde di distanza (non) tra/guardabili. ferni