Didascalia
by fernirosso
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Didascalia:
la parte non dialogica di un testo
la breve descrizione con funzione di commento o istruzione.
E mi chiedo se il drammaturgo
all’interno del copione dell’esistere abbia fornito didascalie e quali sono
Mi chiedo se ha fornito all’attore
le note della regia per la messa in scena.
Tutto ciò che chiamiamo es-perienza
e implica il perire
il decadere
e ha carattere pratico relativamente all’ambientazione scenica o
all’attraversamento della scena
forse
induce gli attori a re-citare in modi particolari ma
è didascalica relativamente al corpo intero
al senso di tutto questo grande meccano?
Se tutto resta ancora non svelato
significa che il discorso drammatico è così forte da risultare inaccessibile
e
tutto quanto l’uomo opera
per avventurarsi all’interno del corpo e del senso del corpo
altro non è che didascalia
al testo del drammaturgo e alla messa in scena?
Restano, le nostre esperienze, esercitazioni, disciplinate annotazioni in margine al testo
in cui nulla e tutto è sempre e solo didascalia di se stesso?
e
intanto piove
luce e universo
un’unica ombra
noi
completamente immersi
in questa vecchissima casa che è il mondo
la terra ci manca
sempre più dentro
non intorno.

L’unico orizzonte di senso che il drammaturgo ha inserito nel copione dell’esistere, è una superficie convessa, impenetrabile, sulla quale l’attore sta aggrappato con le unghie e con i denti, pena la discesa del sipario ( ? )
Ma forse la domanda è un’altra: perché la consapevolezza di questo meccano infernale?
Grazie
Roberto
le domande sono molte anche se tutte conducono ad una meta, sostanzialmente. Giunti a desti-nazione, forse la dimenticanza è l’unica soglia per “ricapitolare” una nuova storia, anche se restano tutti i dettagli:il vento, il sole, la pioggia, il bene, il dolore, l’ansia, l’angoscia, l’amore, il terrore…insomma tutti i colori e le ombre per mettere in scena un marchingegnoso passa-tempo, in un moto quasi perpetuo. Grazie Roberto.
ferni
mi chiedo che senso ha porsi domande a cui non possiamo trovare risposta
la ricerca di un senso e di una regia è fallimentare
conta molto di più la rappresentazione che ne facciamo, di noi e del mondo
prosaicamente, com’è nella mia natura (e senza intenzioni polemiche)
ciao
N.
Ora tu ti sei chiesta che senso ha porsi domande a cui non possiamo dare una risposta, ma tutta la nostra vita, ogni nostro gesto nasce da questo, noi nasciamo per essere carne che produce carne? Quando nasciamo non abbiamo certo sentimenti come quelli che hai maturato ora in virtù di giri e/o raggiri, poiché tutto è un creato senso dell’esistere, perfino fare la ragioniera o la puttana in un raccordo anulare, o stare in ozio dalla mattina alla sera, o…, non c’è cosa che non nasca da un senso maturato in seguito ad una domanda sull’essere.E i folli? Eludono questa domanda? Anche noi siamo folli, per molti aspetti che riteniamo ragionevolezza e sono solo follia della nostra inconsapevolezza. La rappresentazione, la teatralizzazione, come la proponi tu, dipende anch’essa da una scelta e da una serie di spiegazioni, didascaliche esse stesse, come quella che fornisci tu, nulla sfugge a questo esercizio, tutto è solamente didascalico.Se sapessimo non ci sarebbe necessità di nessuna didascalia
Il mio maestro di teatro mi dice sempre di non essere troppo didascalica. Lo spettatore deve poter cogliere il personaggio, capire chi sei, da altre cose. Un po’ come nella vita.
così facendo, però, il tuo maestro scrive in grassetto una didascalia sul come e il perché e quindi da un senso a quanto re-citi, nella vita facciamo in ugual modo, dimenticando che sempre stiamo facendo finta di sapere mentre non sappiamo nulla della sostanzialità di noi stessi, della vita stessa e della morte. del cosmo e del suo essere, essere stato e del divenire.Non sappiamo ciò che muove il cielo e le altre stelle, nemmeno quelle che abbiamo in corpo e vivono di buio, un buio pesto! Ciao, ferni
e se il copione dell’esistere fosse esso stesso una didascalia ?
a volte me lo chiedo
potrebbe essere, il fatto è che ci manca il testo di cui è didascalia, oppure la vita, mandata a memoria di dna, è il testo reale, su cui mettiamo didascalie del tutto inutili.