Le pecore si sa che non parlano

Sandy Skoglund

E si continua. Si continua con la solita vita. Si continua a farsi la guerra, si continua con le malelingue e le speculazioni, i soprusi. Si continua a credere d’essere padroni di qualcosa che non è mai stato nostro perché già presente molto prima della nostra comparsa. Era a questo che pensavo quando suonò il campanello. Non aspettavo visite. Non avevo voglia di avere qualcuno per casa, proprio ora che stavo tentando disperatamente di sistemarla e quindi era tutta sottosopra. Praticamente tutto il primo piano era sceso in ingresso. I libri, e tutti i miei cinque o forse seicento quaderni dei sogni, stavano ammonticchiati tra l’ingresso e le scale. Bisognava essere sottili, quasi capaci di volare, per passare  attraverso quell’imbuto. Non mi mossi dalla poltrona. Avevo lavorato tutta la mattina e anche il pomeriggio, dimenticandomi persino di mangiare. Erano le Leggi il seguito di questo post »