FRAMMENTI [6]

di fernirosso

Catrin Arno

[fr 6]

Anche questa mattina ci siamo immersi. Le acque erano gelide. La luce sembrava fermarsi sul filo dell’acqua. Giù. Dovevamo andare giù. Di nuovo. Era la cinquantesima immersione. Un quadrato di pochi metri alla volta, giù. Sulla verticale calata come un piombo fino al fondo dell’oceano. Senza sapere dove stava quella spada. E avevamo Damocle sulla testa. Pesava le nostre insensate ragioni di scavare, dentro il passato. Quelle acque prodigiosamente torbide, tenevano tra le loro correnti il tempo. Ad un certo punto: silenzio.

Mandammo segnali. Nessuno venne a riprenderci. Restammo lì sotto. Una frana ci era caduta addosso.  Non visti, per quasi duecento anni, rimanemmo immersi. Quando altri nello stesso quadro si tuffarono dal presente ci credettero un’altra specie. Microrganismi e pesci ci avevano eletto a loro dimora. Il chiarore delle ossa si era intinto della densità blu del profondo. Eravamo anche noi sassi,  ossa del corpo del mare.

About these ads