corpo: atlante dei segni omessi
Pubblicato su prosapoesia il Aprile 6, 2008 da fernirossoIl corpo è un abito abitabile. E’ una casa organizzata. Il corpo è una città che si moltiplica in periferie e centri, in sobborghi di-messi e radure, paesaggi con ferro-via e altari, angoli ortogonali e fughe prospettiche. Il corpo è il sensibile agri-men-so-re che guarda e sta di guardia a se stesso senza sapere i suoi confini, solo costruendo l’illusione di saperlo , di questo con-vincendosi. Il corpo chiede una casa e un dominio e resta domi-nato, nasce nuovo ad ogni matto-ne che s’incastra all’acciaio dei suoi tendini e dei suoi sogni, plasticamente crede a tutti i credi osannandone uno solo e ne dist-rugge uno dopo l’altro. Il corpo sa che è il corpo a creare idoli e gli altari ma ci crede, così pro-fonda-mente che lo dimentica e crea il gioco dei giochi il-ludendo la regina in-visibile col suo giogo. Mette la mente dentro un lab-oratorio e quello e-legge a para-d’osso. In-ven(t)a la lettura e là de-cifra i suoi zeri. Il corpo tesse e ritessera se stesso in viali e lunghe isole di pe-doni in scacchi-ere di tanti secoli, formula magie dai sogni sognando olt-re se stesso. Il corpo non vede che il suo sogno attraverso il segno ri-versato nell’il-lusione. Si, sogna spesso e capita che non si veda se non attraverso questo segnarsi. Il corpo è l’Amazzonia, una foresta pluviale d’acque iride-sc(i)enti, una foresta di fiati che s’impiantano nel pneuma, com-premendo i respiri al mantice del cuore, una turbopompa che intuba l’ossigeno nel fluido scorrere della solidità di un corpo insieme al pulviscolo del creato. Ad ogni passo sollevato in questo pianeta, infestato di miliardi di stelle cadute e batteri in colonie invisibili di caos, noi diciamo che stiamo solo camminando per una via della città, o in mezzo ai filari di vite. Il corpo è sba-dato e va ri-con-segnato usato, senza sapere qual è l’arma-dio in cui rip-orlo al limite di questo stato in luogo.
