L’impronta più tenera il tuo corpo

Pubblicato su poesia il Marzo 28, 2008 da fernirosso

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jerry uelsmann

di voce tiepido mi lasci
andando
via per strade
contrade dei miei colori
bruno ricordo
e argento vivo bocca
la mia gioia.
Come vorrei essere
sostanza profumi
che vivono l’assenza
e in questa accedere
la materia che tocchi
erba legno collane d’ambra
felice fossile dell’istante:
trame foglie insetti d’allegria.

ad una ad una

Pubblicato su poesia il Marzo 28, 2008 da fernirosso

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z. beksinski

aduna

le perle la notte

facendo re cinti di storie e fortuna

the false mirror -Magritte 1928

Pubblicato su poesia il Marzo 28, 2008 da fernirosso

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r. magritte


Il falso specch’io: dell’anima, di ciò che un uomo è. Mirror da mirare: mira e rimira il bersaglio fuori di sè e il centro è dentro. Miro da ammiro e da miraggio: qualcosa che include anche la vacuità, l’effimero, lo sfu-ggente.
Quanti errori nell’orto della grafia e della “g-raffica”.Quanti graffiti e quanti graffi dentro l’uomo che cerca di rifettere se stesso.

Questa città di pietre smosse

Pubblicato su poesia con i tag, , , , , il Marzo 28, 2008 da fernirosso

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claude lazar

dove mi trascorrono le vie e gli archi
Le età del mio tempo
mi tremano addosso: tutte le mani qua
e là viventi ancora, intrappolate
tra l’intonaco e la fuga     smessa da poco dentro altra pietra.
Qui      ment(r)e mi raduno   chiamo i cicli della gioia.

E  

si intervallano    in veloce susseguenza     l’improvviso
dolore che transita
la vita      provvisoria   sua sostanza.

Un palmeto i Getsemani. Gli ulivi di una mano.

Pubblicato su poesia con i tag, , , , , , , , il Marzo 27, 2008 da fernirosso

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Camille Claudel- lettera al fratello Paul

Tribù di parole feroci
fedeli ai pali di tortura
nelle loro sacre aste
nere nell’in-chiostro ignoranza
del più sè-greto buio

dentro la mano in-pugno

queste truppe organizzate
palizzate cieche
nelle strategie dei punti
riorganizzano solo la difesa. Piccoli s-pari
a s-paventare i passeri.

Dentro il tuo nero

nelle reti tutte le parole
uccelli spersi
senza più canto
sole grida
tra i rossi che stillano
fame ignoranza e
persino amore.

Un soffio.

Pubblicato su poesia il Marzo 26, 2008 da fernirosso

Mourning Cloak (2006) Robert & Shana ParkeHarrison

sparisce in un cavo
l’altro capo del filo ancora
di corrente smosso,come un fiume che tracima
ad altre rive ad altro giorno.

Stolen Summer (2006) Robert & Shana ParkeHarrison

ri-tratti nel buio

Pubblicato su poesia il Marzo 26, 2008 da fernirosso

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ci sono luoghi

ci sono territori dell’essere
nel corpo della notte
e chiusi dentro il corpo
in cui perdo i miei passi

è lì che mi vado a cercare
è da quel profondo che mi sollevo
per venire a cercare anche te

La poesia?

Pubblicato su poesia il Marzo 26, 2008 da fernirosso

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Hu Jun Di

La poesia sta dove le pare
su una carta sudicia d’olio
su un sole di pomodoro
una vernice fresca della stessa sostanza di un uomo di un cane
di un cieco o di un sordo di un ratto
di un misfatto di una strage di un pozzo
di un mazzo di carte o di una carta di città
della rete della fogna di una riva della senna
del coito e del controfagotto
della gotta o della caverna
dello stretto intorno alla caviglia o a gibilterra e
non è solo vento solo aria baci svenevoli languori
a volte è cancro e tumori
a volte è solo una frittata
una ciabatta che sa cantare lo striscio della suola..

E’ s-componendosi che si ri-compone

Pubblicato su poesia il Marzo 26, 2008 da fernirosso

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vangelis- vogue

dentro il mio quaderno degli ap-punti
ho messo il viaggo sasso per sasso
fiore per fiore
legno per legno.
Hanno lasciato un solco di sole
impronte di una presenza
ancora intera dentro me
che le guardo sotto le rive della parola
dente di leone impero giallo sul foglio

L’amante

Pubblicato su poesia il Marzo 26, 2008 da fernirosso

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z.beksinski


è stata una luce doppia che brillava dentro il sangue
una parola antica pronunciata sottovoce
un filo appena, teso tra un labbro e l’altro
tra un silenzio e l’attesa vertigine di non vederti, non raggiungerti
mai. Nemmeno la notte
quando cercavo di sfiorare con te il centro esatto
la mia impudente impermanenza.
Io volevo
perderti mentre mi perdevo
volevo trasfigurarti
chiuderti entro le braccia del mio buio
ingoiare la tua indifferente figura, tu, il senza nome, l’amante
farti forma
plasticamente corruttibile dentro
la parola amore.
Tu eri l’errante
eri una storia vera senza definizione senza
il catalogo e la fotografia. Tu eri
la fede che amare era possibile
più chiaro del giorno
più chiuso della notte
più di un corpo chiuso dentro un altro
corpo amante, la grazia e l’inconveniente
disgrazia di non amare più
mai più se non l’assente, il prodigioso vento
l’immagine unica che muovere sa in me me e
parla, senza che un filo nemmeno un soffio
si muova versandosi
gonfiando d’aria viva i miei polmoni
mentre la memoria gioca con gli specchi che ancora illuminano
ciò che sola ho costruito dentro la misura di un vuoto.