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(ap)punti dall'arte

a cosa servono i giorni

chris friel

chris friel-88

.

se non possiamo ricominciare da capo?
se non possiamo ancora esserci sconosciuti?
se potessimo presentarci
l’uno all’altro
e imparassimo a ridere non solo a parlare
a riapprendere di noi ciò che credevemo di sapere
ma era solo un attimo passato
e con altre davvero nuove
mai battute parole
creassimo all’interno di noi
altri ricordi
sarebbe forse ancora una
la possibilità
di incontrarci

quest’ansia che mi sta sempre addosso

daria petrilli

Daria Petrilli - Il mondo di Maryantony 7
 .
.

quest’ansia che maledico
ogni giorno e di notte
nel profondo costruisce questo andarle
incontro inadeguata
fratturata incapace di tenere l’aria
dentro di avere voglia di fare di agire
pensieri e cose e muovermi
insieme e verso gli altri
in questo continuo affanno
bisogno profondo di qualcosa che non ha più
il suo nome
amore dentro la testa non si muove
con la sua stampella guasta
non sa più giocare e la mosca
cieca gli ha cresciuto bulbi di dubbio
radici secche di bellezza
poesia è solo la catastrofe inopportuna
una tragedia che irriga
di continua nostalgia
l’insolito acquattarsi in un angolo d’ombra
la capacità di sentire solo il proprio fallire
resistendo dentro un lasciarsi senza fine
ad ogni abbandono ad ogni paura
facendo di questa la tentazione e la voglia di un salto
ancora nel proprio vuoto
e se rido
è solo di me che rido
di questa assurda condanna
che impongo alla vita

Settembre!

chris friel

chris_friel_04

Chris Friel .12

.

Era proprio settembre il mese che preferiva. A settembre ricominciava tutto. Lavoro, incontri, progetti. Tornavano tutti, tutti quelli che nei mesi e i giorni precedenti erano scappati dai problemi e dalle città. Entrambi, per molte persone, risultano ustionanti. Lei preferiva restarsene all’ombra delle pietre di casa anche se ogni tanto usciva ma con calma, quando il sole tramontava, non aveva più la passione di una volta e si scottava con facilità se solo si esponeva anche solo un’ora.
Preferiva restare a dimora, sotto gli alberi, accanto alla casa. Alti con le grandi chiome erano accoglienti quanto lei desiderava fossero le amicizie e durevoli, cosa che ormai risultava faticoso mantenere.
Durante l’estate scriveva lettere. Ora che la tecnologia non faceva che inviare messaggi e mail virtualmente, lei spediva lettere vere, si recava all’ufficio postale dove le affrancava e le spediva. A volte qualcuno le rispondeva, con la stessa modalità di scrittura ed era per lei un motivo di gioia istantanea. Era una cosa vera tenere la lettera tra le mani e percorrerla più e più volte, come fosse il solo paese che desiderava raggiungere.

– Quanto può durare un ricordo?
Lo chiedeva a se stessa ogni sera e ogni mattina che seguiva lo perdeva. Andava a letto ogni sera con una lettera diversa. Ne aveva anche disposte alcune nella gabbia per gli uccelli che teneva sopra il letto. Erano i suoi ricordi, che non volevano volare via. Anche con le porte della gabbia spalancate rimanevano là, e ogni tanto lei cambiava quei fogli che ingiallivano col tempo o con la luce della lampada. Le lettere della gabbia sono quelle a cui tiene di più. Per questo le lascia lassù così nessuno le può leggere. La più vecchia risale al dicembre del 1960, una lettera che non spedì mai. A sua madre, che invece gliene aveva spedite moltissime ma lei non le aveva mai avute e perciò nemmeno lette. Sua madre le scrisse così tante volte perché lei non rispondeva e  implorava il suo perdono, per averla lasciata a casa di qualcuno che lei non conosceva affatto, che per lei era una perfetta estranea. Eppure la storia che le unisce, va molto oltre quella data, prosegue per almeno un ventennio e  ancora adesso  c’è  un inesprimibile filo invisibile che le tiene insieme anche se solo una è viva e le altre sono morte. Che cosa ne è stato di loro, solo lei lo sa, solo lei lo mantiene, come un segreto sigillato dentro se stessa e solo lei sa inseguire quel ricordo perché dentro c’è la ragione  per cui vive, l’unico modo per sfuggire  un’esistenza negata ad un oceano di altri ricordi che avrebbe voluto ma sono stati cancellati. Se si tratta di coraggio o di qualcosa d’altro lei non lo sa e non le interessa affatto.Resta affacciata, alla vita che evolve e anche settembre glielo ricorda, l’estate si fa comunque passato e questo ora così tenero dall’aria si diffonde nel sangue senza la rabbia e la ferocia di tempi precedenti. Tra poco l’umidità delle prime nebbie stempererà anche il tempo in altri inizi, dentro altre pagine, bianche, in cui camminare e lottare cadere perdersi, come è possibile in ogni attimo dentro il presente che si allunga, strada facendosi futuro, di se stessi.

 

vengono nude

chris friel

chris friel- q1

.

le cose dentro la luce
e noi le prendiamo sul serio
senza sapere che  la luce gioca e gioca
fino a spezzarci la vista
fino a farci credere che sia tutto vero
e il sogno interrotto dentro questa notte
di vagiti e viaggi
avvolti nelle bende
mentre l’universo si estende
contraendosi infinitamente dentro il nostro sguardo
largo quanto una pupilla larga stretta
che distribuisce il traffico
di immagini come formiche
dentro la nostra testa invasa
dai loro occhi
fucine di galassie che ci disordinano la memoria
e noi crediamo d’essere nati solo ora
mentre le ossa lo sanno
sanno quanto lontana è la loro nascita
acque sporche di milioni e milioni di flussi
venti     spore che creano il mare
poi la terra le montagne
noi minuscoli  batteri
e poi come in una nube senza vedere
in uno sfarfallio di altri bagliori
una notte liquida
il ventre morbido e caldo
scaviamo una via dentro la madre e
dimentichiamo

terra fammi ricordare

chris friel

chris friel_b

 

 

se ti tengo in pungo
dentro la mano dimmi da dove
vengo    ricordo solo un mare rosso
sangue o  fuoco
ricordo un attimo un abbraccio
un attimo soltanto subito finito
mi ricordo di non aver sentito più
il corpo intorno
c’erano il mondo e i ricordi
di una
di un altro luogo
al bordo di questo
mondo che ora non ricordo e non vedo
ricordati di me
terra dimmi i nomi
di quelli che stringo nella mano
intera la tua biblioteca
mentre bruci nel mio sangue
il tuo fuoco come un corpo o un coro
senza fine
ricordati di me
in questo pugno di te

colli

michael kenna

michael kenna 3477fb8

.

crolli di croci e crocicchi di vite
verdi desolati
senza presenza
tane di volpi e
uomini curvi
moltissimi corvi
oratorio delle specie sepolte
non sono affreschi  i prati
di colore  esplosivi   i mercati
dei vuoti
tutto quanto si vende
non ha
memoria
l’affetto da difetto
è distanza un nugolo
mosche  martiri dei cartelli appesi
nelle strade terremotate    pievi
senza pietà i figuranti  esposti

è una    indifferente
la luce che spezza
sbianca      la vita
la pagina

le ho passate

chris friel

CHRIS FRIELa9f

 

.

ne ho passate
tante ore
nella fabbrica a misurare
osso per osso
la bocca
una macina di polvere
e poi il confine e poi distanza e poi
il silenzio
che dura mesi
anni una sola stanza
e poi a oltranza treni e binari e scambi
gallerie profonde
la stessa velocità per morire

 

 

dov’è la casa?

chris friel

CHRIS FRIEL_8

.

 

passaggi senza paesaggio
porte  cunicoli
vette senza la radice
opache perline
le illusioni di vetro
la prima età
bruciate  scoperte nudità massacrate
si sta
con i piedi nel buio
le stelle
non bastano
bende e cerotti
non c’è altro
che bruciare
legni nella stessa caldaia
ma la casa
dov’è la casa?

 

non ho

chris friel

CHRIS FRIEL-girl-sand[5]

 

.

penso   stamattina
non ho novità
sempre la solita faccia
la strada che pesa
la mia  si rovescia sulla  sua
traccia di qualcosa che non so
ancora  un poco
hanno cantato
uccelli che non vedo mai
aerei scrivono l’azzurro   di scie
lo rigano in croci
poi piove
sabbia e grigi ori sciupati
crepano la fronte
si perde la fonte  così precaria
l’acqua la vita  sulla strada
non ha segnali
svolta
tra giardini tosati per pecore di città
segni di fumo  che è smog
alfabeti virtuali oscurano le pagine
la neve le storie lanciate
nemmeno un grano di futuro

non c’è più filo

chris friel

chris friel  1q

.

le pagine del libro
bruciate
per accendere la stufa
oh! non ti sorprendere
un poco alla volta la riva
la fine di ogni fine

manca
profondità
per continuare
mancano  scarpe
le idee non ci aggiustano la schiena
si sbatte contro
noi stessi un frantumo
ossa dappertutto

si cade
si cede
al buio
non ci si vede

l’azzurro si posta
polvere di scrittura
per figurine di cartapesta
non si sente l’odore
non siamo più
fatti   di terra

 

ormai itaca

ann mei  

apple_youth_by_annmei

 

lo so per certo
itaca non è un’isola
nemmeno il viaggio è itaca
breve o lunga che sia
la strada è strada e
il tempo che ci vuole
ha la misura di me stessa
porte finestre scale
tutti gli accessi per incontrarmi
sono labirinti
per condurmi oltre qualcosa
che si mostra ma
non è terraferma né onda
o vento non è spirito o ragione
è sempre un corpo  un oggetto diverso
e attraccano dentro di me come fossi
mare o fiume o lago
e tutto mi porto dentro
in questo pantano per tutto mi faccio
porto e imbarco
emporio di cordami e negozio
di coralli legni esotici e polveri essenziali
povere forniture di impiallacci
tutto metto in conto alla vita  penso ma è lei
che segna una riga nuova da scalare
strada facendosi  esigua
una merce senza scambio
un aroma che cambia
penetrando le mie terre
fino ad assottigliarsi
all’ultima stanza dove soggiorno
ricca di
vento e altre finiture sottili  lievi
che non mi aiuteranno a diramare le lacune
ad aprire altre porte
se non me stessa
quasi parente ormai dei sassi
di itaca e l’ avventura all’interno
del suo mio cosmo dentro lo sguardo

 

 

la lingua dello scambio

andré maynet

andré maynet muro2

.

l’hai sentito?

l’hai sentito cadere?
era il peso che ti portavi addosso
la parola
che ti pietrificava
eri tu
in un tonfo
senza poesia eri tu senza altra memoria
non ti eri  accorta
d’essere già morta?

 

*

la patria?

non ho mai saputo cosa fosse
la leva è stata una continua carica
a me stessa e dentro la vita
pronta a combattere i desideri
in armi contro i sogni
in terra solo il mio piede
e qualche squarcio di sole
dentro la testa
non potevo calzarmi
figurarsi abitarmi
mi figuravo certo
in un crollo
navigando nottetempo
dentro un disegno di piombo che affiora
dai respiri dove dio non viene a trovarmi dove io
sono un gelido tramonto su un campo
di  linguaggi incomprensibili
.

andré maynet

andré maynet 16

 

fare a brandelli la memoria
in quarti il tempo da battere
sulle mani e la lingua fredda
un ghiaccio  scivoloso

*

l’anima non si vuole arrendere
non vuole rendere l’illusione di non esserci
qui dentro questo corpo che come lei
non ne vuole sapere
di questa farsa che non si compie
fino in fondo nebbia e grandine
un sole opaco un vetro smerigliato
insomma
impossibile vederci chiaro fino in fondo

*

tutto il latte che ho versato
tutto il fuoco che ho spento
tutto il mio arido scompormi a cielo aperto
mi portano alla fine
solo quando la fine vorrà venire

*

diritto e libertà
sono scritture  da inventario
la catalogazione dei font
con cui li hanno impressi sulle carte
non consentono  di leggerli
di eleggerli a presente
troppi giorni e troppe  cancellazioni e cancelli
entrambi senza scelta senza speranza
senza una forma e un corpo
sono la realtà di una ghigliottina affilata
dove dentro la botola    spaccatta
rotola la vita

.
andré maynet

andré maynet — un sphinx et Lou

.

cantieri di bisogni
officine di divertimento
fabbriche del tempo perso
questo il convoglio
questa l’armeria del nuovo mondo

*

 

indizi?
quanti indizi bisogna ancora illuminare
per far brillare questo involucro di mondo?
il mappamondo resta lo stesso giocattolo
nelle mani di un neonato senza memoria

*

in forme
il pensiero sguscia
dietro angoli di altri
vuoti
tacito
le parole
in presse
le labbra
le assottigliano
fino a farne
aria
.

andré maynet

andré maynet 15

.

scrivere?
per chi per cosa?
non mi sono già letta e riletta
cancellata e rinchiusa
in ogni segno un attimo e un gesto
ho liquidato la mia rupe
l’antico è come sempre una secca
di polvere

*

voci oltre nella stanza accanto
e fuori dalla finestra
entrano senza invito
dentro il tuo orecchio
ti camminano la testa e
si accampano sotto la tenda
nel tuo sangue ripetono si ripetono
scavano canali di scolo
dove corrono soli
s(t)uoli di eco

.

io intrappolato

sabine weiss-1954 

sabine weiss-1954

tra mura di pietra
solide parole    delle lettere
scritte       non vissute
le ore fluttuano
senza spessore

io invece
sono fatto di muri e finestre  permeabili
nell’acqua nell’aria insetti  odori  suoni
mi portano l’esterno all’interno
lucertole scorrazzano attraverso le imposte
parole che esplodono la bocca
migliaia di soli    infiniti
universi silenzi che abitano i miei atomi

sto nel centro

uccelli in volo

 

imprecisa una parola
il cuore
non ha frasi
né frammenti
vivo dentro ai sogni
annego nel tempo
non sono un albero
battuto dai venti
imprevisto sto nel centro
memoria e ricordo
un attimo perso
per strada
un brivido e
non vedo
la luce
la vista mi riporta
qualcosa che non riconosco
l’inferno come celle di un nautilus
un respiro l’essere
trattenuto ancora un attimo
in circolo un fiato tutta la solitudine
il cosmo
il buio le galassie
pulsazioni di un corpo
che ha  fame di una vita che non conosce
e trascina senza condividere  pesi e numeri
interi dell’incerto
misura di un oscuro discorrere

intanto volano
i giorni covano
a mia insaputa
le uova di un altro luogo
o
un altro tempo

 

la vertigine

loris cecchini

LorisCecchiniSculptures8

 

mi capita quando
lancio un oggetto
in basso come
dentro
di me
è un’attrazione
profonda
di cedere
di cadere
là dove
qualcosa che già ti abita
ti chiama
non è
paura
è
desiderio
un tuffo
senza fine oltre
se stessi

tu domandi e mi rispondo

stanley donwood

stanley donwood

 

– come può chiunque impedire che una goccia d’acqua si asciughi al sole?
– gettandola nel mare

così credo avvenga per ognuna delle nostre vite.
nessuno può prevenire nulla, tutto accade nel momento in cui accade, con tutto il tempo che è stato necessario fino a quel preciso attimo.
un attimo.
la vita non è mai ferma nemmeno un attimo
tutto è (dentro): il suo mare

osserva con attenzione

tiffany  bozic

44x36 inches

 

 

per tutti la stessa luna
il sole è il medesimo da qualsiasi punto della terra
esiste fuori di noi lo stesso luogo
che persiste da prima di noi tutti
comunque in noi tutto
a che serve dire qui e là?

venire

daria petrilli

Daria Petrilli - autumn

Il paradiso è questo momento.
L’inferno è il desiderio che brucia  questo momento per essere diversi.

Jeff Foster

 
avvenire
di nebbia tra le nuvole
svanire

ma chi se ne frega

aurélie monet kasisi e anouk dandrieu

aurélie monet kasisi and anouk dandrieu1

 

sì chi se ne frega  di tutto lo stupore
di questi occhi e orecchi che sentono
e osservano perlustrano
da un punto sempre
lontanamente prossimo
le stramberie degli uomini riuniti in circoli
in cerchietti smodatamente mondani
in abusivismi di società mercantili
ma chi se ne frega della città
la capitale del mondo è tutta la terra
e il mondo è questo universo
che mi tengo in bocca
e poi lascio

in un verso

 

luoghi

anton vill

Anton Vill29

Anton Villb6

.

 

dentro altri
luoghi senza spessore geografia
impraticabile   aria così rarefatta da non poterla
respirare   giardini tra forre selvatiche  piume
di uccelli   inferni mute voli
ti fanno perdere la vista
a cercarli non ci sono strade né
mappe per raggiungerli brilla
la luna un altissimo falò
brucia agosto infilzato
su uno spillo di resina una vita e l’insetto dentro l’ambra
lontano altre colline come il fondo del mare
ultimo pianeta una mareggiata per cancellare
ogni cosa nemmeno un rigo
di terra da sollevare
in cielo l’ultima
scrittura è un affacciarsi
silenzi
senza eco

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