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(ap)punti dall'arte

ieri

gabriella barouch 

 

ieri ho chiesto ai miei allievi
cosa ci vengono a fare a scuola
se vengono per chiacchierare e raccontarsi storie
che possono dirsi fuori
se vengono per andare al bar e parcheggiarsi
ai tavolini come vecchie comari ciarliere
ho detto loro che per fare questo non serve venire a scuola
se non vengono pro-mossi da quel tanto che viene loro offerto
per camminare SOLI in tutte le vie aperte
allora possono starsene a casa
se non hanno curiosità che li spinge a guardare
dentro le immagini
dentro i pensieri
dentro le parole
per vedere cosa c’è dentro di sé
allora è inutile è inutile che vengano per prendersi un voto
quel voto è una cartelletta di carta straccia e possono accendersi la stufa

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mi capita

anna sweeten

.

da qualche tempo
mi capita quando in auto mi dirigo verso scuola
e sono intrappolata
nel traffico che pulsa 
nelle vene della città
come in un corpo impietrito
mi capita di vedere le cose
come proiettate in uno schermo
e manca solo un secondo un soffio
e tutto è pronto per dissolversi o crollare in terra
come una parete divisoria
dietro cui sta la vita
la vita vera

questa mattina

anna sweeten

 

.

un cielo grigio pesante incombente
sgranato affonda fino a terra una luminescenza segreta
nemmeno gli uccelli si muovono tanto
tutto sembra fermo imbrigliato stanco
in uno schermo pronto a rompersi
di attimo in attimo

pablo auladel

 

“Potrai anche essere cacciato nelle terre più lontane e più barbare: ogni luogo, qualunque esso sia, sarà per te ospitale.
L’importante è sapere con quale spirito arrivi, non dove arrivi; perciò non dobbiamo legare l’animo a nessun luogo.”

Seneca

 

cominciai a cercare le pietre che mi ero messa addosso
tutti i pesi con cui mi costringevo a stare fondo.
li lasciai cadere e sentii a poco a poco che potevo risalire fino a galleggiare
fino a poter nuotare e muovendomi in quell’acqua
davo un corpo ad una me stessa salva

ogni giorno

pablo auladel

 

 

“Tu corri qua e là per cacciare via il peso che ti opprime e che diventa più gravoso col tuo stesso agitarti.
Similmente sulla nave il carico esercita minore pressione se è ben fissato, mentre se si sposta disordinatamente,
fa sommergere il fianco su cui viene a gravare. Qualunque cosa tu faccia, la fai a tuo danno;
e con lo stesso movimento ti danneggi, perché scuoti un ammalato.”

Seneca

 

 

me lo ripetevo ogni giorno
ogni giorno mi dicevo che ero io a tenermi a fondo
così cominciai a cercare quale fosse il peso
che mi trascinava giù e capii che quel peso era un mio pensiero
un pensiero su di me che mi agganciava al buio
era là che volevo essere
lontana il fantasma di una me che non volevo vivesse
ma per fare questo costringevo tutte le altre a stare laggiù
sparivamo insieme
tutte

senza più contare i giorni

 

.
perduta ogni lingua e parola
gli anni saranno in terra i sassi
dove appoggiare i passi e
non cadere sentendo l’aria farsi nostro corpo

tu eri finalmente il quadro
e il bosco o il prato
ogni ramo o foglia e raggio
non era più il tardivo sguardo
ma la pittura in una pennellata larga

 

 

a mio servizio

pablo aluadel

.

a mio servizio
solitudine vieni
come scelta compagna
prescelta dolcissima e acuta
anima notturna
remota mia ancora nel tumulto e nel rumore
dello sguardo tu sei il mio orecchio
dove inquieta la mia storia suona i suoi gioielli
di legno e di pietra
solitudine tu imperiosa sei l’acqua che in me abita
albero e montagna
natività del tempo in tutte le età del mondo
sospesa te ne stai come affresco di una nuvola
e durevole e rara
sei tu che ho imparato ad incontrare
in così tante ore di cui ho perso il numero
e senza ostacolo ormai
sei l’orma che pronta mi conferma
tua anch’io madre e sorella
tu mia testimonianza

.

frammenti

pablo aluadel

 

.

domande, un sacco di domande e le risposte praticamente vuote.
mi sono domandata tante volte il perché delle cose che mi sono accadute e anche se approssimavo una risposta mai una volta mi ha soddisfatta. Ho dovuto diventare vecchia per capire che non era il fatto in sé la cosa importante.Tutto era semplicemente temporaneo un passaggio del segno in cui adagio si formava un disegno, dentro di me, che non avrei visto in me ma guardandomi attorno. Avrei visto me nel mondo, che era comunque ciò che ero sempre stata senza saperlo…

*

…per anni non aveva desiderato altro che tornare.Voleva ritornare allo stesso luogo da cui era partita. Non una ma due volte, anzi tre e la terza si era promesso che non sarebbe mai più passata da quelle parti. Quando perdi ciò a cui tieni di più non è facile risanare l’ammanco, anzi il più delle volte resta così come era all’inizio, solo coperto da strati di tanto altro, tante altre inutilità.
Siamo bravi a cammuffare le cose che non vogliamo ritrovare. Abbiamo depositi sparsi in vicoli che non segniamo sulle nostre mappe e anzi ci autodirottiamo se solo abbiamo anche la più vaga sensazione che da quelle parti ci possa essere un contatto, una intersezione tra il nostro oggi e quel cumulo di frantumi ben nascosto.

*

le era sempre mancato quel contatto diretto,si sentiva appesa, sospesa e lontana.Terra era diventata per lei un pensiero, un desiderio ma non era più quella forte relazione che aveva avuto un tempo.Un tempo che le sembrava ormai lontano. Un tempo come un muro alto, troppo alto per poter credere di abbatterlo e si alzava ogni giorno di più, a causa di quella distanza, ora sempre più netta, sempre più distruttiva.

andare

laura paulussen

 

mettersi in viaggio
tu e il viaggio senza nessun altro
e la neve la neve e il ghiaccio dentro
andare andare come vento
andare senza direzione se non un luogo che
non ha alcun nome preciso
non ha nessuno da guardare in volto
mettersi in viaggio
per anni senza contare i giorni e i mesi
e gli anni che passano sono strade e strade
che arginano la distanza
da te stessa

 

anche oggi

.

ho riaperto i quaderni
e sistemato i libri
annotazioni su annotazioni
fino a scrivere un libro dentro un altro
fino a perdermi dentro un caos di inchiostro
poi mi fermo
un attimo mi fermo a guardare fuori
sul prato un topolino
cerca come gli uccelli un po’ di cibo
e io
mi chiedo
io cosa cerco?
tra queste carte
tra queste cose trovo nutrimento?

lasciare la riva

 

.

morire nel sonno morire restando fermi
nel proprio letto
nel prorpio sogno
mentre fuori bombardano
mentre altri stanno fermi 
bloccati in una fuga dove corrono
soltanto lontano da se stessi

sento ripetere

jürgen klauke

 

.

ho voglia di essere…
ma nessuno lo consente

il desiderio e il permesso

ma è proprio questo che può fermare
dall’essere se stesso?

 

 

letto riletto

 

 

letto
stavo a letto
leggevo
e leggendo scrivevo
pensavo 
se ero lucido tra quelle ombre
se le parole hanno trasparenza
chiarezza se
vedono perché hanno occhi e
comprendono
le parole e
il letto

lontano

.

abito
lontano un territorio
di guerra ogni giorno
i discorsi cadono
frammenti di esplosioni
non hanno filo che li tenga uniti
bombardamenti e assalti
le tante morti feroci di un sé senza nome
li hanno spezzati
cadono dovunque e noi tentiamo
di rimetterli in piedi di tenerli insieme
uniti a questi minuti che ci scappano dalle mani
che ci spellano vivi e sogniamo
speriamo che esista
qualcosa qualche magia forte come una quercia
che ci allunghi gambe e braccia
e non ci spezzi con il prossimo vento e la tempesta

 

la misura
del tempo un filo-
bus ci che trasporta
nella malinconia di rivedere
lo spazio 
che si riapre dentro

.

fame

alicia baladan

.

fame fame ho sempre avuto fame
e sete di vita
non ho memoria di ristrettezze e miseria
anche nella povertà è sempre stata larga e provvida
con me la vita e quando mi mordeva
più forte mi faceva del suo assalirmi
nel corpo più segreto
di cui solo lei conosceva il nascondiglio
e oggi lo so bene che anche tra cent’anni
è lei la sovrana del mio legno
io non ho
alcun regno se non per un disegno fatto da bambina
una seggiolina piccola di abete in cui mi ritrovavo
accanto al fuoco anche io come un ciocco che brucia
aprendo i confini ad un luogo maiuscolo
che si specchia solo nell’immenso di un cosmo
che è nostro segno in ombra
intimo profondo

 

ancora

 

.

questo verso
un uomo
lato universo
dilatando lo spazio
sale 
il suo cristallo

qui sola

.

nella mia mente
nella mente
nella mia corsa inapparente
precipita corrente
alterna fratture a frammenti
scatena la coscienza
la logica annega
negato io sono
l’essere e non so più
chi sia chi mente
corre batte impropriamente
il sangue danza la mia storia
e con lui la mia avventura
sempre futura

 

tutto il tempo fino a qui trascorso
è il nostro raccolto
una messe di inconcluso racconto
una scheggia minuta 
polpa sostanza della vita

tutte tutte

..

tutte verticali
le nostre strade
ci precipitano e ci riafferrano
vie d’aria
inizio e attimo

sacrifici

.

sacrifici sacrifici ovunque
ogni giorno vedo sacrifici
sull’altare del tempo
vuoto embrione del nulla tutto
eterno guado da un paradiso perduto
o forse mai compiuto
futuro corpo che indosso
ora per ora sfioro
in terra
precipitando l’universo
mio abito
spoglio

alla fine

.

al valico
prono il mio occhio
il mio io battuto
solo ascolto
il mio animo
solo sale
un alito