Mi ricordo di lui, mio padre

di fernirosso

mi metteva dentro
nel grosso ventre dei suoi vasi
e ogni volta che ritorno qui
alla villa dei Pisani,  tra i suoi,
me  li sento  di nuovo crescere intorno come allora
al tornio come fosse un universo
o il ventre di un dio.
Con gli occhi chiusi
come mi diceva e chiusa anch’io
come un    t u o r  l o    nell’uovo ascoltavo le sue mani
sull’argilla che mi nasceva nuova
forte dei suoi racconti
soffiati adagio al ritmo della ruota del pedale.
Mi parlava del cielo che piove tutte le sue stelle
e le conficca nella terra
al centro del suo grosso ventre
per farne scaglie di fuoco e vita
radicata in ogni specie.
Era
una genealogia della creazione
quello stare invasati dentro la sua voce
e ancora
mi attornia.

*

A mio padre- 18 settembre 2009

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