se fossi tu la protettrice

di fernirosso

Eduardo Miguel Abela Torrás

 

la santa delle erbe
senza tonaca e indumenti
tu che trascorri tra i felici e le felci   gli dei senza parola
con rischiosi  silenzi schiudi le palpebre d’acqua dei fiordalisi
delle piogge innesti nei cavedi le  segrete preghiere di altre terre
vivi tra le nebbie   di api  in nuvole di ali intorno ai greggi del bianco
sudario della pietra piegata genuflessa intorno ai calici del tempo sportosi
dai ventri delle lodi negli ovari gonfi delle primule
il cuore  grosso dei gigli di montagna
il rosso di ogni bocca canina tra le rose
nude nel fianco della notte
mentre accanto  riposa tra loro il vento
un fiato leggero di miliardi di lucciole
luci nei ripostigli più nascosti del bosco
nei lucidi  germogli sul morbido
cuscino del muschio dove ogni stanchezza depone la sua schiusa
in fiori del mattino e  l’alba preme certa
le incerte viuzze delle formiche
i sentieri protetti delle serpi
il destino di nodi del cirmolo
e i giorni s’infilano nelle chiome dei faggi
in tanto alto respiro senza liberarne mai nessuno
da questo involucro celeste
orto delle tue  mani raccolte sulla zolla dei tuoi piedi di campo
piccola aureola infiammata nel solitario copricapo di una margherita
sola dentro la primavera di ogni tua parola lieve.
Eppure appena stacco gli occhi da quel foglio d’orto
che curo sul terrazzo di una casa che non sento più mia    da anni   non vedo
che impostura scriversi nelle recise scritture dei confini

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