tracce

di fernirosso

 

momo wang


.

…avevo seguito quell’odore
riconosciuto tra tutti gli altri che per strada
ti entrano in corpo senza che tu
nemmeno per un attimo
sappia da dove vengono.

Ci sono profumi persi
in quella mappa incontrollabile
che arrivano da molto molto più lontano. Da un altrove tu.

E hanno resistito alla dimenticanza
alla sopraffazione di altre marcature
all’affannata rincorsa della catalogazione.
Dopo tutto
abbiamo magazzini inconsultabili
bacheche a cui ci affacciamo involontariamente
per uno striscio olfattivo che  rompe gli argini
di quella falsa pulizia che altro non è che un rivestimento
alla nostra ansia di cadere in trabocchetti della paura
di perderci.

Ci sono tracce
nell’aria che ti cattura per attimi lunghissimi
e ti ritrovi  sulla banchina
di una stazione in una città lontana
miglia e miglia di ricordi che gridano con la voce di gabbiani
o ferri di rotaia e tu che finalmente vedi  chi è   chi
ha il volto di quelle tracce
di quel preciso istante in cui ritrovi una porzione di te stesso.

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